MANUELA PLASTINA
Cronaca

Sacchi, storie di famiglia partigiana: "Io, mia madre e la ’nostra’ Resistenza"

Il presidente della Pergola presenta da Giunti Odeon con Agnese Pini "Il bosco dove tutto cominciò"

Sacchi, storie di famiglia partigiana: "Io, mia madre e la ’nostra’ Resistenza"

"Il bosco dove tutto cominciò" è più della biografia di una famiglia partigiana, scritta in un linguaggio adatto dagli 11 ai 99 anni: è la storia del rapporto unico tra un figlio e una madre che non c’è più. Autori sono Tommaso Sacchi, già assessore di Firenze e oggi con le deleghe alla cultura al Comune di Milano, e di Rossella Köhler, la sua mamma, docente di geografia economica e autrice di numerosi testi di editoria scolastica, morta a dicembre. Sacchi lo presenta domani alle 18,30 da Giunti Odeon con la direttrice di QN, Nazione, Resto del Carlino e Giorno Agnese Pini e Padre Bernardo Gianni. Sacchi, questo libro rappresenta molto per lei?

"Nasce dal desiderio forte e incrociato mio e di mia madre di scriverlo insieme. Ci abbiamo lavorato fianco a fianco per 5 mesi, iniziato poco prima della malattia che ce l’ha strappata in pochi mesi. Donna molto intelligente, ha affrontato tutto con forza e ottimismo. Io non sono uno scrittore: mamma ha colmato le mie mancanze scrivendo tra la poltrona e il letto di ospedale. Mi ha donato questo progetto: abbiamo costruito qualcosa insieme, mostrando che ’malattia’ non è l’opposto del progettare. Oggi sarebbe orgogliosa di questa presentazione a Firenze, città che amava e che amo".

Nel libro raccontate la storia dei vostri parenti partigiani.

"Mio nonno paterno Edoardo, detto Dado, intorno ai 55 anni ha cominciato a raccontare ai figli e ai nipoti il suo passato nella Resistenza e a scrivere un primo diario di memorie. Morto a 96 anni, ho ascoltato dalla sua voce il suo ruolo nella brigata, i suoi nascondigli, i suoi segreti. A 13 anni, adolescente irrequieto, con mio padre lo accompagnammo sui sentieri della sua Resistenza".

Parla anche di uno prozio materno, Gianpaolo.

"Si suicidò a 20 anni per non dover rivelare ai nazisti i nascondigli dei compagni partigiani. Le sue sorelle hanno raccolto le lettere che mandava ai genitori dal fronte: sono piene di ironia, con cui attutiva una quotidianità dura e difficile. Con mamma abbiamo voluto raccontare le loro storie ai più giovani, con un glossario dei termini della Resistenza; ma è un libro che possono leggere tutti, con le basi del nostro Stato democratico".

Lei è presidente della Pergola, ma solo per qualche giorno, fino alla proclamazione del nuovo sindaco. Come lascia questo teatro?

"Basato su tre cardini: le nuove generazioni, su cui abbiamo puntato tanto e che ora vedo, con orgoglio, scritturate in grandi teatri; la dimensione internazionale, con la fratellanza creata con il teatro di Parigi e una capacità di co-produzione oltre confine che non esisteva; i grandi protagonisti del teatro italiano e internazionale che si sono susseguiti sul palco della Pergola. Lascio un teatro forte, in ordine, gestito con passione e i cui numeri mi riempiono di orgoglio. Ci lascio anche un pezzo di cuore, ma continuerò a frequentare Firenze perché è parte fondamentale della mia vita".