MARCO
Cronaca

Quell’uomo gli chiese se era felice. E Beppe provò un po’ di imbarazzo

L’incontro casuale al bar stava regalando sorprese, ma aveva deciso che quel dialogo doveva finire

Vichi

Come dice, scusi?" chiese, ovviamente retorico. "Vi chiedevo se siete felice" ripeté l’uomo, gentilissimo.

"E perché lo vuole sapere?" chiese Beppe, un po’ imbarazzato. L’uomo sorrise, e sul suo viso apparve un fitto reticolato di rughe molto sottili.

"Perché no?" disse, allargando le braccia. Era molto espressivo, e con lo sguardo era come se dicesse: voi siete lì tutto solo, io lo stesso, abbiamo tutti e due il dono della ragione e della voce, allora perché non fare due chiacchiere? Beppe s’imbarazzò ancora di più, non era abituato a cose del genere.

"È una domanda strana, devo dire..."

"Ma no, si fa per parlare."

"Per parlare?"

"Poi magari se ve lo chiedo io, ve lo chiedete anche voi" aggiunse l’uomo, con tenerezza, come se stesse facendo un bel regalo a un bambino. Beppe cercò di darsi un contegno.

"Be’, non mi lamento" borbottò, e per nascondere il disagio prese il suo pacco di stampe con le due mani e lo appoggiò in verticale sul tavolo, dando colpetti qua e là per pareggiare i fogli. Poi pensò che quell’uomo era davvero gentile, e in fondo aveva ragione, che male c’era a fare due chiacchiere? L’uomo con il pizzo sorrise, e piegò appena il viso di lato.

"Una domanda difficile, questa sulla felicità, non è vero? Mai nessuno che risponda con sicurezza un bel SÌ o un bel NO. Vi siete mai domandato il perché?" gli chiese, fissandolo. Beppe si sentì di nuovo a disagio. Non voleva essere sgarbato con una persona così cordiale, ma sarebbe andato via volentieri. Chissà se il barista lo conosceva... Lo cercò con gli occhi, ma il barista non si vedeva. L’uomo con il pizzo accese un sigaro, facendo grandi fiammate. Il fumo gli restava intorno al viso,

denso come panna. Alzò un dito in aria, con un gesto assai raffinato, e poi continuò a parlare.

"Più o meno rispondono tutti come voi, sapete? Non mi lamento... La felicità non è di questo mondo, e così via... Non trovate anche voi che sia singolare? Come mai tutta questa paura di rispondere?"

"Quale paura?" disse Beppe, impaurito. L’uomo strizzò gli occhi, come se stesse inseguendo un pensiero.

"Ogni tanto ci rifletto... Nessuno risponde SÌ, forse perché tutti siamo onesti, e nessuno risponde NO, perché in fondo siamo tutti disonesti... Voi cosa ne pensate?"

"Non saprei..." Beppe aveva trovato quasi divertente il discorsetto dello sconosciuto, anche se era un po’ infastidito da quel tutti in cui veniva incluso lui stesso. Picchiò un dito sul suo bel pacco di fogli.

"Scusi sa, ma avrei da fare un po’ di conti" disse, cercando un tono gentile ma deciso.

"Sono io che devo scusarmi, fate pure i vostri conti... Gli affari sono importanti..." disse l’uomo. Beppe sorrise per ringraziare, poi chinò il capo sui fogli e cercò di fare quei benedetti conti. Ma con la coda dell’occhio vedeva che l’uomo con il pizzo continuava a fissarlo, e si deconcentrava. Nulla da fare, non riusciva a combinare niente. Però non voleva essere scortese. Alla fine mise giù la penna e bevve un altro bel sorso di birra, deciso a passare al contrattacco.

"E lei? Mi dica di lei... è felice?" gli chiese, con aria quasi di sfida, come se finalmente avesse trovato il modo di uscire da quella strana situazione. L’uomo fece un sorriso gioioso.

"Sì e no..."

"Cioè?"

"È una storia lunga, vi interessa?"

"Perché no" disse Beppe, stendendo le gambe sotto il tavolo.

"Giusto, avete ragione... Vedete, da tempo immemorabile io amo le cose che succedono, all’improvviso, all’apparenza per caso."

"Ad esempio?"

"Avete presente un boato?" L’uomo alzò in aria le due mani, come se dovesse disegnare una

montagna altissima... In quel momento in lontananza si sentì l’eco di una poderosa esplosione, e oltre i brutti palazzi di quella brutta periferia si alzò una grande colonna di fumo nero.

2-fine

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