GIOVANNI BALLERINI
Cronaca

Punk rock e libri di scuola . Gli Spleen sbarcano da noi. A 18 anni già re dell’indie

Samuele Riccucci, chitarra: "Quando scrivo i testi sto attento al significato. Poi mentre inizio a suonare mi estraneo dalle parole: è il suono che conta". .

Punk rock e libri di scuola . Gli Spleen sbarcano da noi. A 18 anni già re dell’indie

"Abbiamo iniziato a suonare fra la terza media e le superiori. Prima eravamo in due: io, Samuele Riccucci, alla chitarra e alla voce, e Matteo Innocenti alla batteria. In tre anni di prove e concerti, ci siamo resi conto che volevamo più potenza, così abbiamo fatto entrare nel gruppo un altro chitarrista, Olmo Fantini, che fin da subito si è dimostrato sulla stessa lunghezza d’onda". Si chiamano Spleen e sono tre ragazzi fiorentini di 18 anni che amano il punk rock e lo suonano con rara verve, intelligenza e determinazione. Tutti e tre sono alle prese con gli esami di maturità: Samuele e Olmo al Liceo Galileo e Matteo al Liceo Artistico, ma devono impegnarsi molto dato che la loro attenzione sembra più che altro rivolta allo showcase che la band terrà venerdì alle 18 al Red Garter di Via dei Benci. Sarà un’ottima occasione per gustare le sonorità cupe e raffinate degli Spleen che, anche nel loro primo Ep "Dystopic School", con tre brani disponibili in vinile e digital, per Contempo Records, mettono in luce il carattere deciso, sporco e aggressivo di un sound che sta facendo la differenza anche in UK. Il loro lavoro di debutto è uscito prima Oltremanica (dal 23 giugno anche nel resto d’Europa, America e Giappone) e sta andando alla grande nelle radio indipendenti inglesi e presto anche sulla BBC.

"Il 6, 7 e 8 dicembre sono in ponte almeno tre concerti a Londra - dice Olmo -. Ne siamo felici. È una bella sfida, un grande stimolo, siamo curiosi di capire come accoglieranno la band". Samuele, come mai cantate in inglese?

"Mi permette di distaccarmi dal testo quando canto. Quando scrivo i testi, sto attento al significato, ma poi mi estraneo dalle parole: è il suono che conta".

Vi sentite degli extraterrestri a Firenze?

"Ci piace suonare e lo facciamo, anche se è difficile trovare luoghi per farlo nella nostra città. Spesso ci tocca inventarceli. Ci sono tanti ragazzi che come noi formano delle band, ma poi non sanno dove esibirsi. A proposito a fine luglio suoneremo all’Ultravox alle Cascine e al Serravalle Rock".

C’è qualche band fiorentina fra i vostri idoli?

"Conosciamo i Litfiba e i Pankow, ma non hanno influenzato la nostra musica che fa più riferimento a gruppi americani e inglesi grunge e punk hardcore, dai Nirvana ai Queens of the Stone Age e oltre".

Che rapporto avete con i social e il mondo digitale?

"Hanno i loro pregi e difetti, ma possiamo attingere a qualsiasi musica. La nostra è comunque una sonorità originale e genuina. Evitiamo le cover. Abbiamo una decina di brani nostri in repertorio, un’ora di musica bella tosta di un alternative rock contemporaneo".