Una nuova tecnica per intervenire sulla prostata
Una nuova tecnica per intervenire sulla prostata

Firenze, 14 ootobre 2019 - L’ipertrofia prostatica benigna colpisce la maggior parte degli uomini (si parla di cifre intorno alll’80%) over 60 anni. Nel 30% dei casi bisogna ricorrere alla chirurgia per eliminare un problema che provoca principalmente sintomi urinari che colpiscono un uomo su due dopo i 50 anni: difficoltà di urinare, getto debole, necessità di andare in bagno più volte nella notte, talvolta dolore.

«Quando questi sintomi non sono più gestibili con le terapie orali, l’approccio chirurgico rimane l’unica opzione», spiega il dottor Andrea Cocci, urologo. Alla casa di cura Villa Donatello è stato effettuato per la prima volta in Toscana un intervento chirurgico utilizzando il nuovo l’Aquabeam Waterject, robot sviluppato nella Silicon Valley con l’obiettivo di rendere un intervento comune e diffuso come la resezione prostatica in caso di ipertrofia, più semplice, veloce e sofisticato, mantenendo intatte anche le capacità sessuali. L’utilizzo di questo robot, spiega Cocci che è fra i primi chirurghi in Italia abilitato all’esecuzione della nuova tecnica, ha una serie di vantaggi rispetto alla chirurgia tradizionale: «Il tessuto prostatico in eccesso viene eliminato con un getto di acqua fredda: viene ecograficamente guidato tramite un robot che con precisione millimetrica rimuove solo le parti della prostata che causano i disturbi. I vantaggi sono numerosi: l’intervento dura solo 4 minuti, contro i 90 necessari per la chirurgia usata finora, con relativa riduzione dell’anestesia, non più totale, ma spinale e di minore durata. Inoltre c’è assenza di incisioni chirurgiche e la precisione è millimetrica». Finora chi si sottoponeva a questo intervento di ipertrofia prostatica aveva come conseguenza la perdita dell’eiaculazione, fattore imprescindibile per molti uomini per il piacere sessuale: «Con l’Aquabeam Waterject riusciamo a preservarla – garantisce Cocci -, con il relativo vantaggio psicologico, fondamentale soprattutto di fronte a patologie benigne, e gli ovvi risultati positivi per i pazienti più giovani che desiderano procreare. La tecnologia dunque viene incontro all’urologo con strumenti che garantiscono il miglior risultato senza sacrificare nessun aspetto della sessualità». Il primo intervento con il nuovo robot è stato effettuato dal dottor Cocci a Villa Donatello su un paziente di 54 anni che dopo 48 ore è tornato a una vita normale.

Manuela Plastina