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4 mag 2022

Firenzuola, la scuola va dai piccoli profughi: "Non state soli, vi aspettiamo in classe"

I ragazzini seguivano le lezioni in Dad del loro istituto d'origine. "Ma se venite con noi è tutto più bello!". E' così che i piccoli ucraini adesso sono iscritti al comprensivo

4 mag 2022
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Cronaca
In una società in cui il libro tende ad essere visto come strumento di evasione e non come ampliamento dei propri orizzonti esistenziali e approfondimento delle questioni che la vita pone, una buona didattica non può che spingere alla lettura di veri autori (etimologicamente coloro che fanno crescere). Non parliamo solo di testi di letteratura in lingua italiana o in lingua originaria, ma anche di problemi scientifici. Un bravo insegnante suggerisce la lettura di determinati testi, di cui poi al ritorno delle vacanze si può discutere in classe. Naturalmente tali testi devono essere adeguati all’età e al lavoro svolto in classe. Mi è capitato di veder assegnata la lettura di Guerra e pace di Tolstoj a un alunno di scuola media. Non posso non chiedermi quanto se ne possa trarre per la crescita personale di un giovanissimo discente
Un'aula scolastica
In una società in cui il libro tende ad essere visto come strumento di evasione e non come ampliamento dei propri orizzonti esistenziali e approfondimento delle questioni che la vita pone, una buona didattica non può che spingere alla lettura di veri autori (etimologicamente coloro che fanno crescere). Non parliamo solo di testi di letteratura in lingua italiana o in lingua originaria, ma anche di problemi scientifici. Un bravo insegnante suggerisce la lettura di determinati testi, di cui poi al ritorno delle vacanze si può discutere in classe. Naturalmente tali testi devono essere adeguati all’età e al lavoro svolto in classe. Mi è capitato di veder assegnata la lettura di Guerra e pace di Tolstoj a un alunno di scuola media. Non posso non chiedermi quanto se ne possa trarre per la crescita personale di un giovanissimo discente
Un'aula scolastica

Firenze, 4 maggio 2022 - “Ma che fate sempre da soli? Venite a scuola con noi, no?”. La spontaneità dei ragazzi ha fatto subito breccia nei ragazzini ucraini arrivati a Firenzuola. “In un piccolo paese, può succedere che sia la scuola ad andare a casa degli studenti”, sorride il dirigente, Marco Menicatti. “Erano i giorni di Pasqua - racconta -. Per le strade della cittadina si vedevano i figli, di età dai 4 ai 18 anni, di due mamme ucraine, venute a Firenzuola, dove già viveva la madre”.

I piccoli profughi non avevano cercato la scuola perchè continuavano, e continuano tutt’ora, a seguire le lezioni in Dad della loro classe di origine, dove si continua pur tra mille difficoltà a portare avanti la didattica. “Il comitato d’accoglienza dell’istituto - racconta Menicatti, - è andato proprio a casa di questi bambini e li ha invitati a scuola. Per noi è una gioia vederli nelle nostre aule. Alternano la Dad con la scuola ucraina con le lezioni d’italiano. In questo caso è bene puntare soprattutto sulla socializzazione, perchè si tratta di studenti che parlano ucraino e russo e che scrivono in cirillico. L’inglese lo conoscono poco. Pertanto, più che alla didattica bisogna pensare a farli star bene”.

Sono 297 a livello provinciale e 87 a livello comunale gli studenti ucraini accolti nelle nostre scuole. “Non sono emerse criticità, allo stato attuale”, fa sapere Susanna Pizzuti, direttrice dell’Usp. Questi giovani, insieme alle loro mamme, hanno l’obiettivo di “tornare quanto prima in Ucraina, non appena la guerra sarà finita”. Per questo la maggior parte continua a mantenere un fortissimo legame, via pc, con la propria scuola. “Sono legatissimi alla loro Patria. Seguono costantemente il bollettino riguardante gli allarmi ed i bombardamenti. Del resto, hanno parenti, mariti e fidanzati rimasti là, sotto il fuoco d’artiglieria”, fanno sapere i dirigenti scolastici, che subito alla Prefettura hanno dato la loro disponibilità ad accogliere i profughi.

Al comprensivo Beato Angelico proprio stamani è arrivata la richiesta di iscrizione di un altro bimbo ucraino. “Per ora ne abbiamo un paio alla secondaria di primo grado ed un paio alla primaria - dice la dirigente, Paola Mannara -. Non abbiamo difficoltà anche perchè fortunatamente da noi insegna una docente ucraina. I bambini si sono integrati. Le mamme ci stanno dicendo che sicuramente resteranno qui anche il prossimo anno. Si vede che sono pessimiste riguardo agli sviluppi del conflitto”. All’Itis Da Vinci al momento non ci sono studenti profughi. Ma sono arrivate richieste per il prossimo settembre. “Si tratta di ragazzini venuti qui ma che per il momento seguono le lezioni in Dad. Dal prossimo anno scolastico, invece, verranno a scuola”, fa sapere il dirigente, Marco Paterni. Anche in questo caso, a prevalere è dunque il pessimismo.

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