REDAZIONE FIRENZE

"Paratie? Errore. La prevenzione si fa a monte"

Il segretario dell'Autorità di Bacino dell'Italia Settentrionale critica l'intervento per proteggere Firenze dalle piene dell'Arno, sottolineando che le opere di prevenzione dovrebbero essere realizzate a monte per evitare spostare il problema a valle.

Il segretario dell'Autorità di Bacino dell'Italia Settentrionale critica l'intervento per proteggere Firenze dalle piene dell'Arno, sottolineando che le opere di prevenzione dovrebbero essere realizzate a monte per evitare spostare il problema a valle.

Il segretario dell'Autorità di Bacino dell'Italia Settentrionale critica l'intervento per proteggere Firenze dalle piene dell'Arno, sottolineando che le opere di prevenzione dovrebbero essere realizzate a monte per evitare spostare il problema a valle.

Le opere di prevenzione vanno fatte a monte, non in città, col rischio di spostare il problema a valle". A commentare così la partenza (i cantieri inizieranno domani) degli interventi per le nuove barriere fisse e mobili per proteggere Firenze dalle piene di portata duecentennale dell’Arno è il segretario dell’Autorità di Bacino dell’Italia Settentrionale, Gaia Checcucci (nella foto), che già a maggio aveva espresso le sue perplessità proprio a La Nazione.

Cosa non vi convince dell’intervento?

"Intanto occorre premettere che non si tratta di un’opera del nostro Piano di bacino, per la prevenzione, la mitigazione del rischio e la messa in sicurezza. È invece di un intervento di protezione civile. Per questo abbiamo potuto solo esprimere un parere in Conferenza di servizi".

E quale è stato?

"Abbiamo manifestato tutte le nostre perplessità tecniche. La mitigazione per noi si fa a monte, costruendo il sistema di casse di Figline a innalzando la diga di Levane: due interventi che permettono di trattenere complessivamente 35 milioni di meri cubi di acqua. Le barriere in città, mobili o fisse che siano, possono servire per gestire il cosiddetto ‘rischio residuo’. Leggo nella fretta di realizzarle l’ammissione che il sistema a monte non è pronto".

Presentando l’intervento è stato detto che a valle il fiume è più largo e che quindi il rischio di esondazioni è ridotto. qual è invece la vostra analisi?

"I nostri tecnici hanno evidenziato il contrario: mettendo le barriere in città e contenendo l’acqua, a valle il rischio potrebbe essere superiore. Abbiamo stigmatizzato anche il mancato coinvolgimento dei sindaci dell’hinterland".

Lisa Ciardi