"Omicidio volontario". Investito e ucciso sulla via dell’Indicatore, condannato a 14 anni

Ribaltata la sentenza di primo grado in cui un conducente di Signa era stato assolto: per la corte d’assise d’appello non è stato vittima di un’aggressione. La difesa: "Faremo ricorso in Cassazione"

Un'ambulanza (foto repertorio)

Un'ambulanza (foto repertorio)

Firenze, 21 marzo 2024 – Investì e trascinò per diverse centinaia di metri uno sconosciuto che si era avvicinato al suo monovolume: condannato. Un clamoroso ribaltone davanti alla corte d’appello costa a un Ncc di Signa, Pierguido Sarzani, la condanna a quattordici anni. Omicidio volontario, ha sentenziato la corte d’assise d’appello di Firenze (giudici togati Anna Sacco e Matteo Zanobini), riformando l’assoluzione che era stata pronunciata dalla corte d’assise nel dicembre del 2022.

I fatti risalgono alla sera del 7 dicembre 2020, nei pressi dell’Indicatore. Secondo la ricostruzione fatta dal sostituto procuratore Christine Von Borries, il conducente era alla guida del suo Mercedes Vito, con la compagna a bordo, e stava percorrendo via XIII Martiri in direzione Poggio a Caiano quando all’altezza di strisce pedonali vide due uomini che stavano attraversando e gli facevano cenno di rallentare, sollevando le braccia. Si sarebbe fermato, ma poi avrebbe improvvisamente accelerato, travolto e trascinato uno dei due. Sarzani rientrò a casa e aveva deciso di chiamare i carabinieri quando i militari, che lo avevano già identificato, lo raggiunsero per arrestarlo. Per diverse settimane, il conducente era stato costretto ai domiciliari.

Ma nel primo grado di giudizio, aveva prevalso la versione dei difensori di Sarzani, gli avvocati Sara Palandri e Massimiliano Palena.

E cioè che quella sera egli sia stato vittima di un’aggressione e che, spaventato, cercò soltanto di allontanarsi in fretta da una brutta situazione. D’altronde, come hanno stabilito le perizie tossicologiche, la vittima dell’investimento, il marocchino El Alami El Baroudi, quella sera aveva assunto alcol e cocaina e con un’altra persona si sarebbe avvicinato al Van di Sarzani, picchiando con le mani sulle carrozzeria. Quando egli partì, non si sarebbe reso conto che questi era caduto ed era finito sotto le ruote. Il cadavere venne trascinato per qualche chilometro. Poi si ’staccò’ dalla carrozzeria, rotolando a margine della carreggiata.

La procura, insoddisfatta dell’esito, come la parte civile (rappresentata dall’avvocato Elisa Baldocci) ha impugnato l’assoluzione: secondo l’accusa, la versione dell’albanese Petro Klodian, amico della vittima, era la più fedele ai fatti. Secondo lui, il conducente avrebbe prima rallentato in prossimità delle strisce pedonali su cui stava per attraversare la strada il marocchino. Ma mentre questi stava passando di fronte al muso del Van, il conducente sarebbe ripartito, non curante del pedone che, con le mani sul cofano, gli avrebbe gridato "ferma, ferma, ferma".

La corte d’appello ha disposto la riapertura del dibattimento. Sono stati sentiti nuovamente i consulenti e il fratello della vittima. Non il teste Klodian, perché deceduto. E neanche l’imputato, che ha deciso di non sottoporsi all’esame.

Ieri pomeriggio, il verdetto. Fra 90 giorni le motivazioni. Gli avvocati di Sarzani annunciano già il ricorso per Cassazione. Per i risarcimenti alla famiglia della vittima, l’avvocato Baldocci ha avviato una causa civile.

ste.bro.

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