Pietro Pacciani (archivio storico New Pressphoto)
Pietro Pacciani (archivio storico New Pressphoto)

Firenze, 26 aprile 2018 - "Polvere siamo e in polvere ritorneremo". Per qualcuno anche la polvere sarà dispersa e non nel vento, ma nella terra. In modo che si confonda col nulla eterno.

Pietro Pacciani, considerato il mostro delle coppiette, morto e sepolto venti anni fa esatti, non esiste più come uomo da tempo. Come tutti. Ma neppure come polvere sulla quale recitare una preghiera. Due anni fa, in segreto, i pochi resti sono stati dispersi in un luogo segreto. Nessuno lo ha voluto. Nessuno, tra le persone che ne avrebbero avuto diritto, hanno reclamato le sue spoglie. D’altra parte la moglie Angiolina non lo voleva in vita, dopo le botte prese una volta che gli fu venduta al prezzo di una vacca, figuriamoci cosa se ne sarebbe fatta dalle spoglie.

Angiolina Pacciani

Stendiamo un velo pietoso sulle povere figlie, specie la maggiore che da lui fu violentata e picchiata. E questa è anche una verità processuale perché per questo reato, violenza sulle figlie e maltrattamenti, Pacciani era stato arrestato, processato e condannato. Pena espiata. Loro avrebbero avuto diritto alla tumulazione dei resti, a un ossarino. Ma niente, non ne hanno voluto sapere.

Per loro il disfacimento del corpo doveva andare di pari passo con quello della memoria, per quanto possibile. Eppure intorno a quel mucchio di ossa che un tempo furono un killer spietato, c’era (e c’è) un giro di morbosa curiosità. Una sorta di accanimento era nato per accaparrarsi un pezzetto, un ossicino di quello che fu uno dei più spietati assassini della storia criminale mondiale. Adesso tutto questo non sarà più possibile perché di Pacciani non esiste più nulla. Bisogna fare eccezione per quei reperti che la Procura della Repubblica di Firenze, con un decreto a firma del pubblico ministero che si è occupato a lungo della vicenda, Paolo Canessa, ha ordinato di sequestrare e conservare. Anche questi sono depositati sotto chiave in un luogo inaccessibile se non ‘armati’ di una autorizzazione della Procura. L’omicidio non muore mai per la giustizia, cioè il reato non si prescrive e oltre a fare una chiarezza giudiziaria, la scienza vuole la sua parte. Esiste cioè una necessità di chiarezza forense che non ha scadenze. Un tempo chi avrebbe mai pensato che gli scienziati avrebbero potuto riaprire cold case molto datati dopo la scoperta del dna?

Per lo stesso motivo la procura ha ordinato la conservazione giudiaria di alcuni reperti. Poi però c’era una folla di curiosi, di maniaci, di studiosi o presunti tali, ma anche di importanti università specializzate in scienze forensi di mezzo mondo che avevano fatto richiesta di avere un brandello di Pacciani. Per un periodo è stata una caccia spietata al ‘feticcio’. Sembra addirittura che qualcuno avesse cercato di assoldare dei ‘tombaroli’ per accaparrarsi un pezzetto dei resti.

Adesso tutto questo non sarà più possibile. Nel segreto più assoluto tutti i resti che erano stati provvisoriamente alloggiati nell’ossario del cimitero di San Casciano in attesa delle richieste ‘legittime’, sono stati dispersi in un luogo segreto del cimitero di Mercatale. Circa due anni fa è stata aperta una botola in un’area segreta del cimitero, area grande come una stanza, e le ossa rovesciate a casaccio all’interno. Poi la zona è stata ‘rimescolata’ a colpi di pala. Quindi la botola è stata richiusa e non più aperta. Solo gli addetti di polizia mortuaria, due, sanno dove sono i resti. Comunque non più recuperabili.