Una mensa scolastica (Foto archivio Germogli)

Firenze, 8 novembre 2018 - La minestra che «è poco più che acqua calda», la pizza «con caccia al tesoro per scovare la mozzarella». E poi la «ricotta senza sapore» e la «verdura per conigli, dato che è scondita». È sempre bufera intorno alla mensa scolastica del Comune di Firenze. Un gruppo di maestre, sempre più arrabbiate «per un servizio che non era mai stato così scadente», si sono armate di smartphone e, da lunedì 29 ottobre, hanno documentato «quello che viene propinato ogni giorno ai nostri ragazzi».

«Le foto parlano da sole – dicono ad una sola voce le insegnanti –. Le porzioni continuano ad essere scarse. Ad esempio, lunedì scorso ci hanno servito pesce al forno e biete saltate. Se qualche bambino avesse chiesto il bis, sarebbe rimasto a bocca asciutta, perché non appena sono stati riempiti (poco) tutti i piattini, il cibo è finito». Anche i bambini non fanno che lamentarsi. «Chiediamo più cibo, ma le signore della mensa ci rispondono che noi dobbiamo mangiare quelle quantità. Nulla di più», protesta Andrea, iscritto in quarta primaria.

Tanti, poi, i bambini che proprio non toccano cibo. Pamela è esasperata: «Sono proprio stufa di fare beneficienza alla mensa. Mio figlio non mangia perché mi dice che la roba non è buona. Esce da scuola con una fame da lupi. È evidente che il pomeriggio non riesca a seguire le lezioni con la dovuta attenzione». Barbara, mamma di tre bambini, ha il dente avvelenato: «Se continua così, ai miei ragazzi darò il panino. Mi dispiace, ma è inaccettabile che mangino come uccellini o che restino del tutto digiuni perché il servizio è scadente. Oltretutto, mica paghiamo poco. Non capisco proprio cosa sia successo. Prima della ‘rivoluzione glocal’ andava tutto alla perfezione. Poi, si è voluto cambiare qualcosa che funzionava. Ed ecco il risultato: mamme imbufalite e bambini affamati».

«La scorsa settimana ci hanno proposto un pesce che era a dir poco immangiabile – riferiscono le docenti-fotoreporter –. La pizza margherita, poi, quest’anno è penosa: o è solo mozzarella o solo pomodoro». Non basta. Una maestra fa notare che «prima il pane ci veniva dato confezionato, con tanto di data di scadenza e di provenienza». Adesso, invece, «viene messo nei contenitori, senza protezione». «Ma così non c’è controllo: potrebbe anche essere scaduto», osserva l’insegnante. La rivolta continua.

Elettra Gullè