Parcheggiatore abusivo in una foto di repertorio
Parcheggiatore abusivo in una foto di repertorio

Firenze, 13 gennaio 2020 - Secondo l'accusa i parcheggiatori abusivi arrestati a Firenze avevano costituito un'associazione a delinquere che controllava la sosta nel parcheggio di piazza Vittorio Veneto, nei pressi del centro storico e del parco delle Cascine.

I malviventi, dotati di pettorine e di falsi tagliandi della sosta, avrebbero operato indisturbati grazie alla complicità degli ausiliari della sosta (a Firenze comunemente definiti 'vigilinì), che li avrebbero avvisati in anticipo in caso di controlli da parte dei vigili urbani e avrebbero evitato di multare le auto che esponevano i tagliandi fasulli consegnati dai parcheggiatori. In altri casi, ancora gli ausiliari avrebbero emesso i verbali ma non ne avrebbero lasciata copia sui parabrezza, in modo da non insospettire gli automobilisti che, in buona fede, avevano pagato facendosi raggirare dagli abusivi.

Sempre in base alle indagini, uno degli ausiliari del traffico, finito agli arresti in carcere, sarebbe stato visto dagli investigatori mentre riceveva denaro dagli abusivi. In una delle conversazioni intercettate il dipendente della Sas, parlando con una collega, destinataria degli arresti domiciliari, le avrebbe proposto di chiedere il 'pizzò a tutti i parcheggiatori abusivi di Firenze, facendosi pagare 10 euro al giorno da ciascuno.

Sicuri della loro impunità, anche grazie alla complicità degli ausiliari della sosta, i parcheggiatori abusivi - in un caso, parlando, si sarebbero autodefiniti come 'la banda' -, avrebbero ripetutamente minacciato e estorto denaro agli automobilisti, in particolare ai turisti stranieri, arrivando anche a minacciare danni alle loro auto se non avessero pagato. Sempre in base a quanto appreso, tra di loro avevano una precisa gerarchia e divisione dei compiti. Il denaro inoltre veniva versato in una sorta di cassa comune e gli utili divisi a fine giornata.