Un momento del blitz della polizia (New Press Photo)
Un momento del blitz della polizia (New Press Photo)

Firenze, 4 agosto 2017 - Pochi discorsi, qualche parola in codice, regole ferree da non infrangere. Una su tutte: delle azioni non si parla, neanche con gli altri «compagni». E poi ottime capacità «tecniche» di depistaggio: ad esempio quella di lasciare il cellulare acceso, localizzabile, da tutt’altra parte rispetto al luogo in cui si trovano. E’ in questo mondo che gli investigatori della digos e dei carabinieri si sono mossi per dar la caccia ai responsabili del «bombardamento» di molotov all’indirizzo della caserma dei carabinieri di Rovezzano del 21 aprile del 2016 e soprattutto dell’attentato a Casapound del Capodanno scorso in cui l’artificiere Mario Vece ha perso una mano e un occhio.

La cena intima - Il 7 dicembre, hanno ricostruito gli investigatori della digos coordinati da Lucio Pifferi, c’è stato un incontro con i torinesi, che Ghezzi, uno dei fermati, definisce «belli molesti». «Porta i magnum, quelli da regazzino? Va bene anche i raudi». Questa intercettazione significherebbe che si sta preparando l’ordigno: infatti, i torinesi che partecipano alla cena sarebbero in possesso di competenze più elevate nel confezionamento dell’esplosivo, a base di polveri pirica dei petardi, ma assemblato in modo da diventare pericolosissimo. I colloqui si concludono con «due settimane di tranquillità, e poi..».

Le perquisizioni - Nelle perquisizioni eseguite a villa Panico subito dopo l’attentato, la polizia sequestrò alcuni oggetti, alcuni dei quali di uso comune analoghi a quelli usati per confezionare l’ordigno di Capodanno. Tra questi, bombolette di vernice spray marca ‘Boston’, fili elettrici, sei tappi in metallo e un potente artificio pirotecnico contenente 25 grammi di polvere pirica.

L’eroe - «Poi i veri eroi si iniziano a vedere a un certo orario.. quando finisce tutto, rimane in latito e vai ad oltranza. Il vincitore in maniera netta è stato Vespertino al compleanno. Buuuu... che booo.. che bomba...».

E’ una intercettazione captata dal telefono in modalità ambientale: è Fallanca che, mentre attende che il suo interlocutore telefonico risponda, parla con i presenti e descrive quello che per gli inquirenti è il racconto di quanto accaduto a Capodanno. La sera del 31 dicembre è stato infatti festeggiato il compleanno di Carovac (un altro fermato, ma per l’episodio del lancio di molotov contro la caserma dei carabinieri) a Villa Panico: dunque, la frase attribuirebbe il gesto, confermato dal dna, a Vespertino. Circostanza evidentemente conosciuta anche a Fallanca, detto Pasca, che, secondo le indagini, avrebbe fornito una sorta di consulenza per il confezionamento dell’ordigno.

«Il bombone in bocca» - Sempre “Pasca”, con la modalità ambientale, si attribuisce la «paternità» di quanto avvenuto a Capodanno anche a distanza di qualche mese. Il 12 maggio scorso dice infatti: «Ce vorrei i’ andà a spaccà una vetrina l’ho messo un bombone a Casapound, in bocca a Casapound me rubbano ai supermercati». Il commento si riferisce a due compagni che l’indomani avranno un processo a Firenze per una rapina impropria commessa all’Obi di Sesto Fiorentino.

Il Gap - In alcune conversazioni inoltre alcuni degli intercettati si vantano di aver costituito un comitato ristretto, chiamato ‘Gap’, finalizzato a mettere a segno azioni di stampo anarchico.