I pm di Firenze contro Dell’Utri. Maxi-sequestro di 10,8 milioni. Scontro con il tribunale di Palermo

L’ex braccio destro del Cav non avrebbe dichiarato i bonifici ricevuti nel corso degli anni da Berlusconi. Ma le toghe siciliane hanno negato un atto analogo. Il legale dell’ex premier: non cessano le calunnie .

I pm di Firenze contro Dell’Utri. Maxi-sequestro di 10,8 milioni. Scontro con il tribunale di Palermo

I pm di Firenze contro Dell’Utri. Maxi-sequestro di 10,8 milioni. Scontro con il tribunale di Palermo

e Erika Pontini

La Dda di Firenze, a caccia di mandanti esterni a Cosa nostra per le stragi del 1993, mette le mani in tasca a Marcello Dell’Utri. All’ex braccio destro di Berlusconi (indagato nell’inchiesta aperta dopo le presunte rivelazioni di Giuseppe Graviano circa i rapporti di suo nonno con l’imprenditore milanese, intorno agli anni ’80), e alla ex moglie, Miranda Anna Ratti, la procura, su ordine del gip Antonella Zatini, ha sequestrato soldi e beni per 10,8 milioni di euro.

Per i pm Luca Tescaroli, Luca Turco e Lorenzo Gestri, titolari del filone che, a distanza di 31 anni, cerca di far luce sulle bombe nelle città di Roma, Firenze e Milano, che insanguinarono la fine della Prima Repubblica, quei soldi rappresenterebbero il prezzo pagato da Silvio Berlusconi per il silenzio di Dell’Utri. Ma il provvedimento trova sponda nella legge Rognoni-La Torre sulle misure antimafia. Dell’Utri, condannato in via definitiva nel 2014 per concorso esterno in associazione di tipo mafioso, in questi ultimi dieci anni avrebbe omesso di aggiornare lo Stato sulle variazioni del suo reddito. Incrementato appunto grazie alla generosità dell’amico Silvio.

Secondo i calcoli della procura, si tratta di oltre 42 milioni non dichiarati, anche se i pm hanno ottenuto dal gip un sequestro per somme inferiori, al netto anche della prescrizione. Soldi che, a più riprese, sotto forma anche di "donazione di modico valore" (un lascito all’amico era presente anche nel testamento del fondatore della Fininvest), sarebbe passati dal patrimonio di Berlusconi a quello di Dell’Utri o della moglie.

Per ricostruire le movimentazioni, i pm fiorentini hanno convocato come testimone anche Giuseppe Spinelli, storico ragioniere di Berlusconi. Questi ha spiegato di aver predisposto, nel tempo, bonifici per circa 32 milioni di euro a seguito di richieste di aiuto economico avanzate dalla moglie o dal figlio di Dell’Utri, soprattutto per il pagamento degli avvocati. Spinelli ha confermato anche l’esistenza di un accordo fra il fondatore di Forza Italia e l’amico per l’erogazione di 30mila euro al mese. Benché le causali dei bonifici recassero la dicitura "prestito infruttifero", Silvio avrebbe rinunciato a ogni pretesa di riavere il denaro.

Secondo gli inquirenti, con un documento datato Milano 14 settembre 2018, su cui è riportata la frase "Carissima Miranda, con riferimento ai prestiti infruttiferi che ti ho erogato", Berlusconi attribuiva alla trentennale amicizia con Marcello la volontà di tali elargizioni. Indubbiamente un rapporto stretto il loro: l’ex parlamentare Gianfranco Miccichè ha riferito che nel 2021, nella fase dell’elezione del presidente della Repubblica, Berlusconi cercasse una figura "che concedesse la grazia a Marcello".

Ma in una telefonata intercettata con la moglie di Verdini, la signora Dell’Utri (che nel dicembre del 2020 ha formalmente divorziato dal marito) si lamentava della poca generosità di Berlusconi, auspicando che questi "doveva essere ricattato". La donna avrebbe poi cercato di essere cancellata da una ’blacklist’ quando le entrarono i soldi della vendita della villa a Como (acquistata da Berlusconi) e comprò un immobile a Santo Domingo.

"Il sequestro riguarda somme di denaro ricevute dal dottor Dell’Utri e dalla signora Ratti attraverso bonifici effettuati, in maniera del tutto lecita e trasparente, dal dottor Berlusconi per ragioni di affetto e gratitudine verso l’amico", replicano gli avvocati di Dell’Utri Francesco Centonze e Filippo Dinacci. "D’altra parte – proseguono – si tratta di fatti notissimi che sono stati già oggetto, da almeno un decennio, dello scrutinio di svariate Procure con esiti sempre ampiamente liberatori. In questi giorni il Tribunale di Palermo ha rigettato la richiesta di confisca di prevenzione avanzata nei confronti di Dell’Utri e dei suoi familiari con argomenti del tutto in controtendenza rispetto a quelli avanzati dalla Procura di Firenze". "Ancora calunnie sul Cavaliere", riassume l’avvocato Giorgio Perroni, legale della famiglia Berlusconi.

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