Gkn
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Firenze, 20 settembre 2021 - Sospendere la procedura di licenziamento collettivo e approvare la legge contro le delocalizzazioni scritta dagli operai con il sostegno dei giuristi ‘solidali’. Sono le richieste che il Collettivo di Fabbrica-Lavoratori Gkn lancia ufficialmente al presidente del Consiglio Mario Draghi dopo il maxi corteo di sabato e alla vigilia di giorni cruciali per la vertenza che vede coinvolti 422 dipendenti (a cui si aggiungono un’ottantina di lavoratori delle ditte in appalto interno).

Le tute blu sono in presidio permanente dallo scorso 9 luglio, giorno in cui la proprietà - il fondo finanziario inglese Melrose - ha annunciato la volontà di smobilitare il sito produttivo di Campi e licenziare tutti. Sono passati oltre 70 giorni e il tempo della procedura aperta giunge a scadenza mercoledì 22 settembre: dal giorno successivo possono partire le lettere di licenziamento. Un tentativo per scongiurare queste missive sarà fatto oggi: alle 17 a Roma, al Ministero dello sviluppo economico, è convocato il tavolo crisi dove governo (per bocca della viceministra Alessandra Todde), Regione, sindacati chiederanno ancora il ritiro dei licenziamenti per poter iniziare una vera trattativa. La posizione della proprietà, anche alla luce della messa in liquidazione della fabbrica di Campi - depositando i relativi documenti alla Camera di commercio di Bolzano dove ha sede la controllante Gkn Driveline Brunico -, appare ormai chiara. Intanto la città continua nel suo lungo abbraccio virtuale agli operai. Significativo, in tal senso il messaggio, il gesto dell’ex viola Borja Valero – ora in forze al Centro Storico Lebowsky, campionato di Promozione – che ieri, nella sua prima gara in grigionero a Calenzano contro il Galluzzo, ha indossato la maglia del Consiglio di Fabbrica. 

Alla vigilia del tavolo di crisi, un appello a Draghi lo fanno anche gli europarlamentari. Quindici esponenti del gruppo della sinistra europea The Left hanno infatti scritto una lettera aperta al premier in cui denunciano l’atteggiamento predatore dell’azienda e avanzano tre richieste al governo italiano. In primis fermare la chiusura del sito e proteggere l’occupazione dei lavoratori. Poi anche gli europarlamentari chiedono di prendere in considerazione la bozza anti delocalizzazione dei giuristi solidali. Terza richiesta: "agire all’interno dell’Unione europea per garantire la consultazione dei Comitati aziendali Europei in materia di licenziamenti collettivi e che le imprese multinazionali non approfittino più delle disparità salariali e fiscali tra gli Stati membri". 

Altro capitolo: il ricorso della Fiom per comportamento antisindacale. La decisione del giudice del lavoro potrebbe arrivare da un momento all’altro e potrebbe mischiare le carte in tavola nel caso di sentenza pienamente a favore del sindacato.