Firenze, 21 novembre 2019 - Il freddo, l’umido, la mancanza di nutrimento. Era lì da più di un giorno, la bimba appena nata abbandonata in una borsa di fronte alla farma cia di via San Martino all’Indicatore, a Campi Bisenzio.
Lo dicono i testimoni, che si erano accorti di quel borsone marrone, riparato – ma non abbastanza – dal muro e dal contenitore dei farmaci scaduti, già lunedì. Probabile, ipotizzano gli inquirenti, che l’abbandono sia avvenuto addirittura nella notte della domenica.
Anche se l’autopsia, fatta ieri dal medico legale Martina Focardi e da uno anatomopatologo specializzato in neonati, al momento ha soltanto stabilito che la piccina è nata "viva", perché i suoi minuscoli polmoni hanno incamerato aria, anche se non si sa per quanto.
Sicuramente fino al momento in cui la valigia di tela è stata adagiata in quell’angolino, con la cerniera parzialmente aperta. Dentro, la piccolina. Con un maglioncino addosso e una copertina di pile ad avvolgerla. Accorgimenti che fanno pensare che chi ha depositato lì la bambina, anche se scegliendo un modo sbagliato, sperava che qualcuno, sotto quella croce verde della farmacia, potesse prendersi cura in fretta di quel fagottino.
Adesso, i carabinieri, coordinati dal pubblico ministero Concetta Gintoli, sul borsone, sull’indumento e sul plaid, proprio come in un’inchiesta in cui si dà la caccia a un assassino (il fascicolo è aperto con l’ipotesi di infanticidio), cercano impronte o tracce di dna per risalire a chi ha abbandonato la bimba. Un campione genetico è stato prelevato anche durante l’autopsia di ieri. Servirà per stabilire, oltre ad una eventuale familiarità, almeno il ceppo etnico d’origine.
Le indagini sono frenetiche e vanno in ogni direzione. E’ un lavoro duro, ma non c’è pessimismo tra gli inquirenti. Ci sono le immagini di alcune telecamere da setacciare, ci sono gli ospedali e le Asl da tenere sotto controllo per accessi passati o attuali. Ci potrebbe essere un jolly, da pescare nel mazzo di una qualsiasi comunità a cui potrebbe appartenere la madre che ha terminato regolarmente la sua gravidanza (così risulta dal peso della piccina) e dopo un taglio "casalingo" del cordone ombelicale, ha abbandonato la creatura. Anche se l’ipotesi sulla nazionalità della puerpera sono, inevitabilmente, le più svariate. E sulle sue condizioni sociali. Dal disagio al degrado, passando per storie di sfruttamento o segregazione, fino all’ignoranza della possibilità di partorire in anonimo o di consegnare il neonato in un’apposita culla.
Così, la tragedia dell’Indicatore diventa un momento di riflessione comune. "Quanto è accaduto a Campi Bisenzio - commenta l’assessore al Diritto alla salute e al Sociale, Stefania Saccardi - è davvero molto triste. Una tragedia che forse si sarebbe potuta evitare se la donna che ha partorito la piccina fosse stata a conoscenza del progetto Mamma segreta. La legge italiana garantisce per tutte le donne, comprese le richiedenti asilo e rifugiate e le donne in condizioni di clandestinità, il diritto di partorire in anonimato, gratuitamente, ricevendo la necessaria assistenza sanitaria per loro stesse e per il bambino".
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