FIRENZE
Cronaca

Firenze e lo strazio del 1944. Il partigiano ’Babbo’ e l’ultima bambola per Ida: "Ma il suo dono resta vivo"

La figlia di Elio Chianesi, trucidato dai tedeschi mentre tornava da lei per il suo compleanno "La pacificazione? È un processo difficile. I valori restano e sono qui: la memoria sia di tutti".

Firenze  e lo strazio del 1944. Il partigiano ’Babbo’ e l’ultima bambola per Ida: "Ma il suo dono resta vivo"

Firenze e lo strazio del 1944. Il partigiano ’Babbo’ e l’ultima bambola per Ida: "Ma il suo dono resta vivo"

di Fabrizio Morviducci

Per Ida Chianesi la memoria è una bambola di gesso con il braccio rotto. Una bambola povera, di guerra. Autarchica, come si diceva allora. Il braccio di quel giocattolo venne polverizzato dallo scarpone di un fascista, che aveva fatto irruzione in casa per catturare suo babbo Elio, partigiano gappista: era tornato a casa per festeggiare il compleanno della sua bambina che pochi giorni dopo avrebbe compiuto sei anni. Lui cercò di scappare, non ce la fece.

Lo uccisero in strada, il 13 luglio 1944, strappandolo dalla festa di compleanno della figlia. Ida raccolse la bambola da terra. La conserva ancora.

Perché ancora oggi non c’è pacificazione?

"È un processo difficile, perché molti fascisti rimasero al proprio posto grazie alle amnistie. E tanti politici di adesso, anche quelli al governo, sono cresciuti con i loro insegnamenti".

Ogni 25 aprile ci sono polemiche. Non abbiamo ancora fatto i conti con la storia?

"Non si tratta solo di storia. Quei valori sono ancora qui, alla portata di tutti. Sono il frutto del sacrificio di tanti come mio padre, ma sono a rischio. È difficile parlare di pacificazione guardando quello che succede".

Cosa fa lei per tenere viva la memoria?

"Vado nelle scuole, mi sono impegnata sempre per raccontare i più giovani. Fare in modo che non si perdano quegli insegnamenti e la consapevolezza dei nostri diritti. Stamani (ieri ndr) sono stata alla scuola Redi a Bagno a Ripoli. Vado spesso anche alle elementari".

Cosa trova durante i suoi viaggi nelle scuole?

"Il rapporto coi bambini è meraviglioso, sono pieni di entusiasmo e domande. Con loro parlo volentieri, anche se ricordare è doloroso".

Cosa le è rimasto di quel giorno di luglio di 80 anni fa?

"Mio padre che aveva cominciato a girare intorno al tavolo per trovare una via di fuga, le urla gutturali dei tedeschi e dei fascisti che spezzarono la giornata di festa. Io sono nata il 17 luglio, lui era tornato a casa il 13 per il mio compleanno e per stare in famiglia. Cercò di scappare, ma gli spararono. Altri colpi li ricevette in strada. Lo portarono moribondo in ospedale, dove cercarono di interrogarlo".

E poi cosa è successo?

"Mia madre era incinta, quando lo raggiunse in ospedale e vide il modo brutale con il quale volevano estorcere informazioni a un moribondo si sentì male e perse il bambino".

Elio Chianesi era un uomo che il regime aveva già nel mirino.

"Da tempo. L’avevano arrestato nel ’42; fu condannato a 12 anni dal tribunale speciale perché diffondeva volantini contro la guerra. Rimase in carcere fino alla caduta del fascismo, poi abbracciò la lotta partigiana nei gap. Era già anziano per la media di allora, a 33 anni il suo nome di battaglia fu inevitabilmente ‘babbo’".

Cosa accadde poi?

"Dopo la sua cattura, la mamma per evitare rischi a noi tre sorelle, prese le armi e i documenti che erano custoditi in casa, le prime finirono in Arno, i secondi arrivarono nelle mani di Mario Fabiani (il primo sindaco dal ’46 al ’51 ndr). Il delatore che avvisò i fascisti che mio babbo era a casa, venne condannato a morte in primo grado. A 30 anni in appello. Poi fu scarcerato per l’amnistia di Togliatti".

Come vi siete salvate?

"Venne una carrozza, recuperò noi e la mamma di soppiatto dall’ospedale. Finimmo nascosti a Gavinana. Poi saltarono i ponti. E fummo salvi almeno dalla cattura".

Cosa rappresenta per lei la Liberazione?

"I partigiani della Sinigaglia che scesero a il 4 agosto da Bagno a Ripoli. La gente sul viale Giannotti. Passavano i partigiani, battevamo le mani, in un clima di felicità".

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