Fine vita, scontro sul caso di Firenze

La Corte costituzionale si pronuncerà domani. Polemiche tra Governo e Associazione Luca Coscioni

Fine vita, scontro sul caso di Firenze

Fine vita, scontro sul caso di Firenze

Domani alle 9.30 alla Corte costituzionale si terrà l’udienza in cui, su richiesta del gip del Tribunale di Firenze, i giudici sono chiamati a rispondere al dubbio di legittimità costituzionale sul cosiddetto trattamento di fine vita. Il caso sollevato è in riferimento all’aiuto fornito a Massimiliano, 44enne toscano affetto da sclerosi multipla, che era stato accompagnato in Svizzera, "con una azione di disobbedienza civile", da Marco Cappato, Chiara Lalli e Felicetta Maltese, che si erano poi autodenunciati al loro ritorno in Italia ai carabinieri di Firenze, e dunque indagati. Rischiano una condanna fino a 12 anni proprio in base all’articolo 580 di una legge del 1930 sull’istigazione o aiuto al suicidio. Ieri, inoltre, il " governo ha chiesto che la questione di legittimità costituzionale sia dichiarata inammissibile o, in subordine, infondata perché l’accoglimento della questione si risolverebbe a suo dire in uno stravolgimento, da parte della stessa Corte costituzionale, della sentenza n. 242 del 2019, così sostituendosi al Parlamento", ha reso noto l’Associazione Luca Coscioni.

Spiegando poi che "secondo il governo, la materia del fine vita dovrebbe essere trattata dal Parlamento, fingendo di ignorare che, a oltre sei anni di distanza dal primo monito della Consulta, il Parlamento è rimasto inerte".

Domani la Consulta torna ad esprimersi sul tema per la seconda volta dopo il caso di Dj Fabo, quando stabilì che per poter accedere legalmente all’aiuto medico alla morte volontaria, la persona deve essere in possesso di determinati requisiti. Massimiliano, per esempio, "non era dipendente da un trattamento di sostegno vitale inteso in senso restrittivo – si legge –, nonostante fosse totalmente dipendente dall’assistenza di terze persone per sopravvivere. Per questo avrebbe potuto incontrare ostacoli nell’accedere all’aiuto medico alla morte volontaria in Italia".