
A un’altra paziente affetta da sclerosi multipla, non sono state fornite indicazioni su farmaco e modalità
di Pietro Mecarozzi
Fine vita, nuovo capitolo. Da una parte, questa volta, c’è l’Associazione Luca Coscioni, dall’altra le Asl Toscana Centro e Toscana Nord-Ovest. La materia del contendere? Il limbo in cui sono piombate due pazienti toscane, di cui una fiorentina, che "possiedono tutti e quattro i requisiti previsti dalla sentenza ‘Cappato-Dj Fabo’ della Corte costituzionale per poter accedere legalmente al suicidio assistito in Italia, ma non possono completare l’iter perché le aziende sanitarie si rifiutano di fornire il farmaco e la strumentazione necessaria all’autosomministrazione, lasciando come unica possibilità quella di rivolgersi alla sanità privata", rende noto l’Associazione Luca Coscioni.
Entrambe le donne, affette da malattie irreversibili, nei mesi scorsi hanno fatto richiesta alle aziende sanitarie di riferimento per poter accedere al suicidio assistito. Una fiorentina di 70 anni, affetta da Bpco, una malattia polmonare causata dal restringimento persistente delle vie aeree, "ha ricevuto risposta dalla Asl Toscana Centro dopo un mese dalla sua richiesta, risposta priva però - si legge sempre nella nota - dell’indicazione del farmaco e delle modalità di autosomministrazione". Per questa parte di verifica "è stata richiesta la relazione del medico di fiducia che è stata poi approvata dall’azienda sanitaria".
Per la paziente 54enne affetta da sclerosi multipla, invece, dopo "un primo parere negativo della commissione perché non riteneva soddisfatto il requisito del trattamento di sostegno vitale" è arrivato "un successivo parere positivo", ma anche in questo caso "farmaco e modalità sono state individuate dal medico di fiducia e approvate dall’azienda sanitaria".
Pertanto, in entrambi i casi la sentenza della "Consulta è stata violata - spiega Filomena Gallo, segretaria dell’associazione Luca Coscioni – , perché prevede che sia il Ssn a verificare anche le modalità di esecuzione dell’intento della persona e i tribunali hanno in questi anni, in applicazione del giudicato costituzionale, ordinato alle aziende sanitarie anche la verifica del farmaco e delle modalità".
Le stesse aziende sanitarie che "ora stanno di fatto bloccando l’iter di entrambe le donne – continua –, rifiutandosi di erogare il farmaco a carico del Ssn, nonostante le diffide del collegio legale di studio e difesa". Mercoledì, intanto, è andata in scena al tribunale civile di Firenze la prima udienza: l’anziana paziente fiorentina contro l’azienda sanitaria, al fine di ottenere il medicinale. "Ora saranno nuovamente i giudici ad esprimersi", conclude Gallo.
Per evitare il ripetersi di situazioni come queste, "è fondamentale che il Consiglio regionale della Toscana approvi la legge per garantire i tempi di risposta e l’erogazione di servizi sanitari previsti dalla sentenza di incostituzionalità Cappato della Corte costituzionale sull’aiuto al suicidio assistito", commenta l’avvocato e professore Gianni Baldini, membro dell’Associazione Coscioni.