BARBARA BERTI
Cronaca

Ex Gkn, torna l’incubo. Lettere di licenziamento per oltre 180 dipendenti: "Ora basta, Insorgiamo"

Avviato ieri l’iter per la liquidazione collettiva del personale della fabbrica ora Qf. La Fiom: "È arrivato il momento di fare chiarezza su tutta questa operazione".

Ex Gkn, torna l’incubo. Lettere di licenziamento per oltre 180 dipendenti: "Ora basta, Insorgiamo"

Ex Gkn, torna l’incubo. Lettere di licenziamento per oltre 180 dipendenti: "Ora basta, Insorgiamo"

"185 licenziamenti... Vi piacciono gli operai in mezzo alla via? Due anni di resistenza, due anni di infamia sulle nostre teste. Per chi non c’è più, per chi c’è ancora, per chi ci sarà. Fino a che ce ne sarà. Fino a che respiriamo. Siete voi a dover temere l’ora x. 5 novembre h 14, tutte e tutti al presidio Gkn".

È quanto scrive sui social il Collettivo di Fabbrica ex Gkn (ora Qf in liquidazione) dopo l’ufficialità della ri-apertura della procedura di licenziamento collettivo. Missive che erano nell’aria e che hanno subito portato gli operai in piazza. Ieri mattina, infatti, dopo un’assemblea in fabbrica – durante la quale è emerso anche che un membro della Rsu sarebbe iscritto nel registro degli indagati per estorsione -, una quarantina di tute blu hanno deciso di far sentire la loro voce (e rallentando il traffico) per Firenze con megafoni, tamburi e striscioni: dalla zona di Ponte di Mezzo a Novoli facendo tappa anche al plesso didattico Morgagni dell’Università di Firenze con tanto di ‘comizio’ di Dario Salvetti della Rsu. "Hanno sempre vinto loro, hanno chiuso tutte le fabbriche che volevano, hanno precarizzato il lavoro, hanno privatizzato la sanità e l’università" le parole di Salvetti che, scusandosi per il disagio, ricorda "è un disagio che parla di futuro: insorgiamo".

Le lettere di licenziamento (bis).

Le missive, firmate dal liquidatore della Qf, Gianluca Franchi, sono datate 18 ottobre: da questo momento scattano i 75 giorni previsti dalla legge per le trattative sindacali e per trovare eventualmente un accordo. In caso contrario dal 1 gennaio saranno tutti licenziati. Le lettere erano nell’aria da tempo: a settembre, in una delle ultime comunicazioni Franchi invitava i lavoratori, "in caso di dimissioni", a comunicarle anche all’indirizzo mail aziendale "per rendere più fluide le comunicazioni tra i vari enti preposti". Per le tute blu campigiane si tratta della seconda procedura di licenziamento collettivo. La prima fu fatta da Gkn Driveline Firenze, la vecchia proprietà, quando il 9 luglio 2021 comunicò via mail, e senza preavviso, l’intenzione di chiudere lo stabilimento. Tali licenziamenti furono azzerati con il ricorso vinto dalla Fiom Cgil per comportamento antisindacale della vecchia proprietà.

L’occupazione abusiva

Nelle lettere inviate ai dipendenti si parla di una reindustrializzazione non riuscita per via dell‘occupazione del sito da parte di alcuni lavoratori e di soggetti terzi. La missiva elenca poi tutte le attività non lavorative che sarebbero state organizzate dagli operai e svolte in fabbrica da quando è stata acquisita da Francesco Borgomeo. Ma ci sarebbe un passaggio che parla di ‘fabbrica occupata’ già a luglio 2021.

Il pensiero della Fiom: "Assemblea permanente"

"I licenziamenti trasformano lo stabilimento in un edificio vuoto, a disposizione del mercato immobiliare. Era forse l’obiettivo di Borgomeo fin dall’inizio?" sostiene la Fiom nazionale e fiorentina. "È arrivato il momento di fare chiarezza su tutta questa operazione, che si è sempre nascosta dietro l’inagibilità della fabbrica, quando in realtà sentenze di Tribunale e le stesse ore di sorveglianza richieste, e in parte pagate dall’azienda, dimostrano il contrario: lo stabilimento non è occupato" sostiene il sindacato.

La reindustrializzazione dal basso

Per salvare lo stabilimento l’unica soluzione sul tavolo, al momento, è il progetto di reindustrializzazione dal basso elaborato dal Collettivo di Fabbrica e sposato dalla cooperativa di lavoratori Gff (14 soci fondatori tra ex operai e solidali), per la quale sta andando avanti la campagna di azionariato popolare. Il piano si poggia su due pilastri: la produzione di cargo-bike e soprattutto di pannelli solari di nuova generazione, in partnership con una startup che detiene un innovativo brevetto.

Il tavolo di crisi

Da tempo sindacati e Regione chiedono (senza successo) al governo un tavolo di crisi nazionale. "Voglio vedere come farà ora il Governo a non convocare un tavolo nazionale di crisi" dichiara Valerio Fabiani, consigliere di Eugenio Giani per lavoro e crisi aziendali. Ieri mattina, prima che i licenziamenti fossero resi pubblici, il ministro del Mimit Adolfo Urso ha detto: "Siamo favorevoli ad accogliere il piano che dovrebbe esserci presentato attraverso la Regione Toscana. Quando ci sarà presentato un piano industriale lo esamineremo". Parole che aprono una via ma che stridono con quanto dichiarato dal sottosegretario Fausta Bergamotto che più volte ha sottolineato l’assenza dei presupposti per un tavolo di crisi.