Cristian Sardelli, psicologo e psicoterapeuta
Cristian Sardelli, psicologo e psicoterapeuta

Firenze, 25 marzo 2020 - Il babbo butta giù un ’gotto’ di rosso in più a pranzo che tanto non guida perché incagliato sul divano con ’decreto a tempo determinato’. La mamma per allentare un po’ lo stress si concede un prosecco o due anche se non è capodanno. Il figlio aggancia il telefono, da il la alla videochiamata di gruppo, ci stappa su una birra – magari doppio malto che tanto in camera chi lo fa l’alcol test? – e, pazienza se è lunedì, brinda con gli amici scoccando il vetro sullo screen. Siparietto immaginario ma supponiamo non troppo distante da un reale spaccato quotidiano fiorentino di questi giorni.

Eh sì, perché in casa al tempo del coronavirus – detto senza fronzoli – si beve. Si beve molto di più del solito. La prima conferma è arrivata nei giorni scorsi dai gestori di Winelivery, l’app attiva della consegna a casa di alcolici, che registra a Firenze negli ultimi 15 giorni – da quando cioè il decreto del governo ha metaforicamente chiuso a chiave in casa gli italiani – un incremento di acquisti del 190%. Ma anche nei negozi e nei supermercati si fa molta più scorta di prima. Praticamente i fiorentini bevono il doppio rispetto all’inizio del mese ed è un fenomeno che può essere giusficato solamente in parte dalla chiusura di pub, bar e ristoranti. No, la ragione pare sia un’altra. Si beve per allentare lo stress, per distrarsi, forse perfini per stordirsi.

E’ uno dei (tanti) effetti negativi di questi giorni mai visti e balordi, un effetto che - a lungo andare - potrebbe portarsi dietro dei guai. "E’ un periodo particolare della nostra storia, una fase che non abbiamo mai vissuto e la coesione sociale si sta lentamente sgretolando" spiega il dottor Cristian Sardelli, psicologo e psicoterapeuta, specialista in terapia breve strategica ed esperto di dipendenze. "Non mi stupisce che purtroppo in questa fase si consumi più alcol del solito, – prosegue Sardelli – d’altronde l’alcol è a tutti gli effetti un sedativo per situazioni ansiogene, dolorose e per i momenti di distacco affettivo. Ma non dobbiamo mai dimenticare che l’alcol è il killer numero uno a livello mondiale". "In fase – aggiunge – i giovani, anche se meno esposti al rischio e più tranquilli da quel punto di vista, potrebbero andare incontro a un abuso".

Sardelli descrive un quadro che in qualche modo replica molti contesti sociali da ’sabato sera’, quando si vedono in giro tavolate di ragazzini con la birra in una mano e il cellulare nell’altra. In questi giorni potrebbe replicarsi un fenomeno simile in ambito domestico, solo, ahinoi, con una frequenza maggiore.

«Nel corso di una videochiamata i giovani possono bere con gli amici stando al telefono – spiega l’esperto – ma bisogna fare molta attenzione perché con il tempo quello che è un lubrificante sociale che allenta le inibizioni può diventare una stampella di cui poi non si può più fare a meno perché alla lunga ha conseguenze psicologiche". Tra l’altro consumare eccessive bevande in casa potrebbe essere spia di un altro fenomeno molto rischioso.

«L’alcol - ci viene ancora una volta incontro l’esperto – non è uno stimolo ma una sedazione, di conseguenza genera l’effetto inverso della socialità portando piuttosto chi ne abusa a chiudersi in se stesso". Insomma questo dato fiorentino non fotografa ancora un’emergenza ma va comunque considerato un campanello d’allarme che sarebbe sbagliatissimo fingere di non ascoltare.
© RIPRODUZIONE RISERVATA