Delitto, un sospetto nelle telecamere. Ore decisive per risolvere il giallo

I primi risultati delle analisi delle immagini dell’impianto di sorveglianza che inquadra l’ingresso. Ma l’autopsia non ha ancora sciolto i dubbi: ancora accertamenti per capire come è stato ucciso Safaei.

di Stefano Brogioni

FIRENZE

La telecamera di videosorveglianza privata del civico 58 di via Francesco De Pinedo punta sulla porta d’ingresso. E avrebbe ripreso un uomo che, mercoledì sera, entra nell’androne del palazzo prima che rientri da lavoro Kiomars Chaikar Safaei, il commerciante 72enne del Porcellino ucciso nel suo appartamento al sesto piano di quello stabile.

Quel soggetto viene ripreso dalla medesima telecamera anche mentre esce. L’iraniano, invece, non verrà più inquadrato da quella telecamera.

Quella figura da decifrare è qualcuno che ha a che fare con l’omicidio? E c’è un secondo uomo? Il cerchio sembra stringersi.

La squadra mobile sta lavorando molto sui filmati, perché (anche) da lì potrebbe arrivare la svolta decisiva per un caso che pare comunque molto complesso.

L’omicidio viene collocato nella serata, probabilmente in coincidenza del ritorno di Safaei a casa. Il commerciante di souvenir è stato trovato vestito, nell’ingresso del suo appartamento al sesto piano, con le mani legate con il nastro dietro alla schiena e un cappuccio in testa. Un particolare ancora più agghiacciante se si pensa che quel sacco potrebbe non essere stato usato per uccidere.

A tal proposito, decisiva potrebbe rivelarsi l’autopsia iniziata ieri a medicina legale e non ancora terminata. E’ stato affidato l’incarico al medico legale Susanna Gamba. Anche la famiglia ha nominato un proprio consulente: la dottoressa Patrizia Penolazzi.

Dalle prime indiscrezioni, emerge che il quadro è molto complicato: non c’è una causa che sembra prevalere sulle altre e i consulenti si sono riservati una risposta ai quesiti posti dal sostituto procuratore Sandro Cutrignelli alle prossime operazioni. Da una ricognizione esterna, risulterebbero botte nella zona delle gambe.

La casa di Kiomars, un appartamento modesto in cui il 72enne viveva da solo, è stata trovata in disordine. Difficile però stabilire cosa manchi con esattezza. L’ipotesi della rapina è una delle piste che viene battuta, ma ci sono alcuni elementi che fanno propendere per qualcosa di più “personale“ rispetto a un balordo che punta all’incasso che il commerciante avrebbe potuto portare con sé dopo una giornata di lavoro in un periodo neanche particolarmente favorevole. Forse, chi ha fatto del male a Kiomars cercava altro. Si cercano risposte anche dal telefono della vittima, rimasto anch’esso sulla scena del crimine.

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