Si teme per la stabilità dei palazzi fiorentini (New Press Photo)
Si teme per la stabilità dei palazzi fiorentini (New Press Photo)

Firenze, 23 agosto 2019 - La città scricchiola. A quanto pare ha qualche grana alle ossa. Da un mese pezzi ‘assortiti’ di Firenze – dai terrazzini ai controsoffitti – vengono giù come stelle nella notte di San Lorenzo. Ma non c’è nulla di spettacolare, non c’è da godere scie luminose che bucano il cielo d’agosto. Qui più che altro c’è da stare all’occhio.

Quarto tonfo con relativa pioggia di calcinacci in strada, ieri pomeriggio in pieno centro, via della Vigna Nuova. E quarta volta che, ringraziando il Cielo, finisce tutto con i vigili del fuoco che spazzano le macerie e nessuno all’ospedale. La faccenda però inizia ad assumere contorni inquietanti.

Partiamo da ieri, poi facciamo un riepilogo dei fattacci di quest’estate da brivido. Nel primo pomeriggio da Palazzo Rucellai, raro esempio di dimora rinascimentale del ‘400 conservatasi fino ad ora nelle sue caratteristiche originarie, si staccano alcuni pezzi di pietraforte che finiscono in strada. Per «grazia ricevuto» anche stavolta non c’è nessuno sotto. Nessun passante risulta colpito ma c’è (ancora una volta) un bello spavento collettivo.

I vigili del fuoco, subito allertati, arrivano nel salotto buono del centro storico con un’autoscala per svolgere delle minuziose verifiche della facciata e un’accurata rimozione delle parti ancora pericolanti che comunque, a quanto si apprende, riguarderebbero un’area limitata. Via della Vigna Nuova viene chiusa al traffico dalla polizia municipale per il tempo necessario alle operazioni di messa in sicurezza e l’area intorno al Palazzo Rucellai è parzialmente interdetta anche ai pedoni. In poco tempo la strada è stata riaperta. Ma il problema resta. Perché tutti questi cedimenti? Perché tutti insieme? Facciamo un passo, anzi tre, indietro.

È la mattina del 24 luglio, mercoledì. In centro fa un caldo terrificante e il sole di mezzogiorno picchia come un fabbro in testa a fiorentini e turisti. Forse per qualcuno quel bollore che sembra una maledizione è una salvezza.

Perché chiunque, nel formicaio di via Cavour, sceglie di passeggiare sul marciapiede all’ombra della strada. Quello, per intendersi, sul lato della Regione. Dalla parte opposta, martellata dal sole, non c’è anima viva. È proprio qui che, a un passo da Palazzo Medici Riccardi (dove, tra l’altro, si è appena concluso un sit in di lavoratori del trasporto pubblico), un enorme basamento di pietra, di quelli che sorreggono i terrazzini, si stacca di netto da un palazzo neanche fosse stato appiccicato con la colla dei bambini e si schianta per strada. Una persona colpita da quel blocco difficilmente sarebbe sopravvissuta.

Il secondo fattaccio avviene nel giro di nemmeno 48 ore alla stazione di Santa Maria Novella. Alle due del mattino qualcuno sente un boato. È un grosso pezzo d’intonaco della pensilina esterna, lato Valfonda, che si è appena staccato, piombando giù vicino all’area taxi (dove di giorno gravitano centinaia e centinaia di persone) e spaccandosi come un biscotto. Nessuno si fa male, ma la rabbia monta e anche Palazzo Vecchio stavolta alza la voce chiedendo spiegazioni – e in tempi brevi – alle Ferrovie. Passano pochi giorni. È il 10 agosto, via Alamanni, sempre di notte. Da un palazzo, nel tratto tra viale Rosselli e via Jacopo da Diacceto, proprio sopra un bar si schiantano al suolo alcuni calcinacci. Lieto fine anche stavolta. Ma quando finisce questo stillicidio?