Coronavirus
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Firenze, 2 luglio 2020 - Tre decessi per Covid nel reparto di Ematologia di Careggi. Una tragedia e un giallo. Nel giro di un mese e mezzo tre pazienti in cura per malattie del sangue, entrati con tamponi – anche multipli – a confermare la loro negatività al virus, sono stati infettati e sono poi morti per le conseguenze del Covid.

E’ un mistero anche per la direzione di Careggi che sta continuando a portare avanti un’indagine epidemiologica approfondita per tentare di capire come il virus possa aver fatto breccia in uno di quei reparti ospedalieri in cui l’attenzione alla sterilità degli ambienti è spinta ai massimi livelli – a prescindere dall’emergenza coronavirus – per la vulnerabilità dei pazienti ospitati, immunodepressi per cause diverse e quindi con ridotte difese immunitarie che li rendono maggiormente esposti all’attacco di batteri e virus. Verificati tutti i percorsi, non sarebbero emerse falle nel sistema. Ma allora?

Il primo decesso risale al 29 aprile. Una donna di 45 anni è il primo bersaglio del Covid nel reparto di Ematologia. Era entrata nella degenza di Careggi negativa al virus, risultata poi positiva, le sue condizioni sono rapidamente precipitate. Le cure intensive non sono state sufficienti per strapparla alla morte.

Chi l’ha contagiata? Come? I familiari per ottenere queste risposte hanno presentato un esposto alla procura della Repubblica che ha aperto un fascicolo. La sua cartella clinica è già stata prelevata insieme agli altri documenti che tracciano il suo percorso di ricovero al policlinico. Dopo la sua morte tutti, pazienti e operatori della struttura, sono stati sottoposti nuovamente a tampone: nessuno di loro è risultato positivo.

I controlli con tampone diagnostico, come spiegano dalla direzione dell’azienda ospedaliero universitaria, all’interno di questo reparto, vengono effettuati con cadenza settimanale, sin dall’inizio dell’epidemia. Proprio per l’imprescindibilità del fatto che virus e batteri devono restare fuori da quegli ambienti dove qualsiasi infezione può avere esito fatale.

A poco più di due settimane di distanza dal primo decesso, si ammalano altre due persone: compagni di stanza. Non si sa chi dei due abbia contagiato l’altro. E, ancora una volta, come il virus possa essere entrato nella struttura.

Il paziente di 43 anni entra in reparto il 14 maggio, dopo aver fatto due tamponi, entrambi negativi, uno il giorno precedente e uno al momento dell’ingresso. Occupa un letto di una stanza doppia dove c’è già un paziente 65enne, entrato nel reparto di Ematologia dopo essere stato in degenza alla Medicina 3.

Anche lui negativo ai tamponi, per ben quattro volte: il test molecolare viene effettuato il 4 maggio e poi ripetuto il 7, l’11 e il 13 maggio, con il medesimo risultato. Al controllo successivo del 20 maggio, scatta l’allarme, perché il tampone stavolta rileva la presenza di coronavirus.

Nello stesso giorno emerge la positività anche del compagno di stanza. Gli altri, tutti negativi. Entrambi vengono trasferiti poi affidati alle cure intensive, ma non ce la fanno. L’indagine epidemiologica va avanti: il 29 maggio un operatore del reparto si positivizza al virus anche se asintomatico, ma dal controllo successivo su tutti non vengono rilevate ulteriori positività.
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