Bernardo Gozzini, direttore del Consorzio Lamma
Bernardo Gozzini, direttore del Consorzio Lamma


Firenze, 28 settembre 2021 - Alberi che cadono a terra come birilli, palle di grandine abnormi, raffiche di vento ben oltre i 100 chilometri orari. Benvenuti (si fa per dire) nella tempesta tropicale fiorentina. "Il fenomeno non è del tutto nuovo in questo periodo dell’anno – spiega Bernardo Gozzini, direttore del consorzio Lamma –. Una tempesta simile si era verificata il primo agosto del 2015 con forti disagi sul lungarno Colombo. Ciò che però deve far riflettere è la frequenza con cui si verificano queste tempeste e anche l’aumento notevole della loro intensità".
Gozzini, la bufera che ha sconquassato la prima domenica di autunno è una spia accesa per dirci cosa?
"L’aumento della frequenza delle tempeste e la crescita dell’intensità sono due tratti tipici del cambiamento climatico. Stiamo iniziando a scontare gli effetti del surriscaldamento: le temperature aumentano, si provoca una maggiore evaporazione e le bufere aumentano di energia".
Come si spiega la tempesta di domenica?
"In gergo si chiama downburst , è un fenomeno meteorologico che si verifica quando all’interno della cella temporalesca si creano forti correnti discensionali che nel momento di arrivare sul terreno quasi perpendicolarmente, danno vita a colpi di vento con raffiche fortissime che si incuneano tra i fabbricati e acquistano maggiore velocità. In fisica si parla di effetto Venturi".
Cioè?
"È come quando si passa il dito sul tubo d’irrigazione e il gettito diventa più lungo. Così il vento, infilandosi tra le vie, acquista maggiore velocità fino a far cadere gli alberi".
Per le piante è stata quasi una strage. Ma alcune zone sono state colpite più di altre.
"A differenza delle trombe d’aria, che creano vortici e fanno cadere gli alberi a raggiera, con il downburst si creano raffiche superiori a 100 km/h che provocano il crollo delle piante tutte nella stessa direzione. Molto dipende anche dallo stato di salute degli alberi. Il vento ha soffiato forte nella zona di Firenze sud, la stazione di piazza San Marco ha registrato la raffica maggiore a 43 km/h".
E poi i chicchi di grandine, grossi come noci. Sembravano proiettili...
"Più è forte la corrente discensionale più è grande il chicco di grandine. Queste correnti accumulano l’acqua e la trasformano in ghiaccio. Quando poi ricadono a terra sono talmente forti che non riescono a sciogliere il ghiaccio. A volte dentro questi enormi chicchi restano ghiacciati anche i volatili".
Questi fenomeni si possono prevedere?
"La localizzazione risulta molto difficile. Un esempio: Bivigliano è stato tempestato dalla grandine, qualche chilometro più in là invece è filato tutto liscio. Stesso discorso per Borgo San Lorenzo, molto più colpito di San Piero a Sieve. Incide la conformazione del territorio, che può provocare o meno l’innesco".
Quali previsioni per i prossimi giorni?
"La situazione si sta normalizzando, avremo giorni abbastanza tranquilli, almeno fino al prossimo fine settimana. Da lunedì potrebbe arrivare una perturbazione un po’ più organizzata".