Firenze, 21 marzo 2020 - Sono sempre più numerosi, slegati da associazioni e schieramenti politici e uniti nello sforzo di portare all’attenzione delle istituzioni le difficoltà che il settore della ristorazione sta vivendo in questo periodo. I Ristoratori Toscani, gruppo nato spontaneamente solo qualche settimana fa per chiedere, prima dell’emanazione del decreto Cura Italia, la chiusura di tutti i ristoranti e le tutele per le perdite che questa avrebbe procurato, tornano a lanciare un appello alle istituzioni per ribadire l’urgenza di misure indispensabili per la salvaguardia di un settore, quello della ristorazione, cha da solo vale 86 miliardi di euro. Insieme si sono uniti e hanno dato vita, ognuno da casa propria, a una specie di flash mob per far arrivare ai piani alti del Governo la propria voce e il proprio slogan: "Siamo nati per assumere e non per licenziare".

I Ristoratori Toscani, che in queste settimane hanno registrato l’appoggio di migliaia di colleghi da altre regioni d’Italia, ritengono che le soluzioni proposte fino a oggi non siano in grado di aiutare piccole e medie imprese che rappresentano il vero motore della economia italiana. Attività, quelle ristorative, che nella maggior parte dei casi vivono degli incassi della giornata e che perdendo questi perdono la possibilità di sostenere i costi, in primis quelli legati al personale.

“Siamo stati i primi a chiedere la chiusura forzata delle nostre attività, per non dare a questo maledetto virus la possibilità di diffondersi ulteriormente” dicono i portavoce del neonato gruppo. “Gli introiti che vengono a mancare devono però essere compensati da minori oneri, se no sarà impossibile andare avanti. Insieme a migliaia di ristoratori in tutta Italia stiamo lanciando un messaggio in questi giorni: #Siamo nati per assumere e non per licenziare. Ma da soli non ce la faremo mai a far fede a questo, per noi fondamentale primo obiettivo della crisi legata al COVID-19”.

I Ristoratori Toscana quindi hanno preparato una serie di richieste che possano dare “una boccata di ossigeno per poter ripartire e presto tornare a camminare, anzi a correre, con le nostre gambe”. Innanzitutto la cassa integrazione in deroga per tutto il periodo dell'emergenza sanitaria con possibilità di proroga almeno per alcuni settori che avranno difficoltà a riprendere l'attività (esempio ristoranti, attività turistico alberghiere, negozi dislocati nei centri storici e tutto il relativo indotto). La sospensione di tutti i versamenti fiscali e contributivi, senza distinzione di codici tributo e comprensiva di avvisi bonari e rateazioni cartelle esattoriali per tutto l'anno 2020. Ma anche finanziamenti da parte del settore bancario a tutte le imprese con garanzia dello stato o di cassa depositi e prestiti o dei COFIDI al 100% senza spese di istruttoria, e in assenza di segnalazione in CRIF senza valutazione del rating dell'impresa stessa e interessi bancari allo 0%.

Al Comune di Firenze, invece, viene richiesta la sospensione della ztl sia normale che estiva almeno fino a gennaio 2021; la sospensione di tutti gli spazi estivi in modo da poter fare ripartire le aziende che hanno sempre dato lavoro in modo continuativo e che adesso vivono questa grave crisi. Gli imprenditori chiedono anche di snellire le burocrazie e gli oneri dei dehors esterni e la ospensione della Cosap e della Tasi fino a marzo 2021. “Non chiediamo mero assistenzialismo - concludono i Ristoratori Toscana - ma solo la spinta motrice per rimettere in piedi un sistema che in Italia genera 86 miliardi di fatturato per 1,2 milioni posti di lavoro. Oggi più che mai, dopo la notizia della cancellazione del patto di stabilità da parte della UE, il nostro Governo ha l’obbligo morale di trovare le risorse verso una categoria che ha sempre dato lustro alla nostra nazione”.