Guardia di Finanza
Guardia di Finanza

Firenze, 30 luglio 2019 - Non ci sono  indagati, ma ipotesi di reato, sì: falso e truffa. Il pentolone Careggi è sul fuoco, e tra i tanti fascicoli aperti, «figli» del procedimento principale che ha portato alle interdizioni dei «baroni» che, secondo le accuse, avrebbero fatto il bello e il cattivo tempo sulla scelta delle cattedre da bandire a medicina, c’è anche quello sulle presenze a lezione dei prof.

Ore «gonfiate», secondo le informative che la guardia di finanza ha consegnato al titolare dell’indagine, il pm Massimo Franco Bonfiglio, che avrebbero permesso ai professori di raggiungere obiettivi prefissati e anche permettersi avanzamenti di carriera. Un filone, questo, che potrebbe interessare anche la Corte dei Conti. Al momento non ci sono iscritti sul registro degli indagati, anche se «sotto osservazione» ci sarebbero una dozzina di posizioni, tutti docenti appartenenti al medesimo dipartimento.

Questo fascicolo, di cui avevamo anticipato l’esistenza lo scorso marzo, è nato dalle conversazioni tra gli indagati captate dalle ambientali delle fiamme gialle: per mesi, i colloqui, non soltanto telefonici, dei «baroni» dell’azienda universitaria ospedaliera, sono stati ascoltati dagli inquirenti, e dall’inchiesta principale ne sono nate tante altre. Ma ancora una volta nel mirino c’è il Dipartimento di Chirurgia e medina traslazionale: è qui che, mesi fa, i finanzieri hanno prelevato i registri delle presenze.

Secondo l’ipotesi accusatoria, raggiungere il cumulo di ore di lezione che ogni prof si autocertifica sarebbe didatticamente impossibile. Il contratto prevede infatti che un docente a tempo pieno effettui non meno di 350 ore all’anno, e di queste almeno 96/120 di «didattica frontale», ovvero una lezione nel senso più canonico del termine: il prof dietro la cattedra e gli studenti davanti a lui. E in una facoltà come quella di medicina, questo ’format’, diversamente da altre discipline, è il più raro, visto che spesso studenti e specializzandi assistono a lezioni «sul campo».

Ma per i professori, l’effettivo svolgimento dell’attività didattica è anche un punto fondamentale per promozioni e avanzamenti di carriera. Chi ha una valutazione negativa, rischia di restare fuori dagli organi di valutazione dei progetti di ricerca, dalle commissioni di abilitazione e pure di non incrementare il reddito. Per questo, secondo gli inquirenti, ci sarebbe stato chi avrebbe certificato il falso, «rischiando» di incappare nella giustizia.