Giuseppe Betori
Giuseppe Betori

Firenze, 16 maggio 2021 -  «Quest'anno la Giornata mondiale della comunicazione sociale è illuminata dall'insegnamento del Papa che prende a prestito le parole con cui Gesù si rivolge ai primi discepoli - 'Vieni e vedì (Gv 1,46) - per esortare la comunicazione a porsi di fronte alla realtà in modo limpido e onesto, partendo da una concreta esperienza, lasciandosi guidare dallo stupore di fronte alla realtà, oltre ogni manipolazione e pregiudizio». Lo ha detto l'arcivescovo di Firenze, cardinale Giuseppe Betori, nel corso della celebrazione per l'Ascensione e 55/a Giornata mondiale delle comunicazioni sociali. «Nelle parole del Papa si stabilisce un parallelismo tra l'esperienza della fede come esperienza di un incontro e l'esercizio della comunicazione come conoscenza dei fatti nella loro concretezza - ha ripreso -. Sullo sfondo si staglia la minaccia del prevalere di opinioni standardizzate, elaborate nei luoghi di fabbricazione del consenso, sotto l'imperativo del politicamente corretto e degli interessi economici, favoriti dalla velocità e capacità moltiplicativa che caratterizza i moderni mezzi di comunicazione sociale. Il fenomeno dei cosiddetti influencer è paradigmatico di questa distorsione della comunicazione».

«Papa Francesco - ha ricordato ancora Betori -, nel suo messaggio per la Giornata, ha parole severe nel denunciare 'una informazione preconfezionata, di palazzo, autoreferenziale, che sempre meno riesce a intercettare la verità delle cose e la vita concreta delle persone, e non sa più cogliere né i fenomeni sociali più gravi né le energie positive che si sprigionano dalla base della società'. Sono parole - ha concluso l'arcivescovo - che possono ben essere collegate all'impegno di quanti lavorano sul campo, ad esempio per informarci sulle tragedie delle migrazioni, ma anche a chi con onestà e competenza demolisce visioni ideologiche che fanno velo alla realtà, non ultimo l'ambito dei problemi riguardanti la natura propria della persona umana e della famiglia».