Assassinato dalle Br. Lando Conti, 38 anni dopo. La giustizia rimasta a metà

Cinque condanne, ma alcuni responsabili non sono mai stati identificati. Delegazione di Palazzo Vecchio sulla Faentina, dove il commando sparò.

Assassinato dalle Br. Lando Conti, 38 anni dopo. La giustizia rimasta a metà
Assassinato dalle Br. Lando Conti, 38 anni dopo. La giustizia rimasta a metà

FIRENZE

Commemorata ieri mattina la figura di Lando Conti, già sindaco repubblicano della città, nel 38° anniversario del suo assassinio, avvenuto il 10 febbraio 1986 per mano di un commando delle Brigate Rosse che lo assalì mentre da solo in auto stava spostandosi da casa a Palazzo Vecchio.

Lando Conti aveva 52 anni, era stato sindaco di Firenze dal 1984 al 1985 e la sua barbara uccisione fu un attentato alle istituzioni democratiche non solo di Firenze ma di tutta Italia.

L’assessore comunale alla cultura della memoria Maria Federica Giuliani ha deposto una corona di alloro al Ponte alla Badia, luogo sulla Faentina dove fu ucciso, e al cimitero di Trespiano dove è sepolto. Erano presenti alle iniziative la moglie Ghisa Conti e i figli Stefano e Leonardo. Presente anche la sindaca di Fiesole Anna Ravoni.

"Lo abbiamo ricordato con queste sentite e commoventi cerimonie - ha sottolineato l’assessora Giuliani - dette molto a Firenze e fu sindaco del dialogo, della coerenza e del rispetto. Un bravo amministratore e un uomo buono cui è giusto vada sempre il pensiero commosso della città che aveva tanto amato. Con lui ricordiamo il grande magistrato Gabriele Chelazzi che condusse le indagini e riuscì ad ottenere cinque condanne".

Conti fu ucciso il pomeriggio del 10 febbraio 1986. Era padre di quattro figli, Leonardo, Lapo, Lorenzo e Stefano.

I terroristi gli tesero l’agguato a Ponte alla Badia, borgo di ingresso a Firenze. Conti aveva lasciato poco prima casa sua per andare in Palazzo Vecchio, dove era in corso una seduta del consiglio comunale.

Una Fiat Uno rossa affiancò l’auto dell’esponente repubblicano e partirono i primi colpi sparati dalla mitraglietta ’Skorpion’, un’arma tristemente famosa: venne ritrovata in un covo delle Br nel 1988, aveva ucciso anche

ad Acca Larentia, nel 1978, e nel 1985 il professor Ezio Tarantelli. Due anni dopo, ammazzerà anche il senatore della Dc Roberto Ruffili.

Lando Conti perse il controllo della vettura. Un brigatista scese e lo finì con un’altra scarica di proiettili. Il processo si concluse con cinque condanne ma il pubblico ministero Gabriele Chelazzi era sempre stato convinto che almeno altri sei assassini siano sfuggiti alla cattura. Ne è convinto anche il figlio di Conti, Lorenzo, che più volte, negli anni, ha chiesto che si cercasse tutta la verità.

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