Firenze, 21 settembre  2017 -   LA PROCURA apre un’inchiesta e i comitati cantano vittoria. Non c’è niente da fare: anche con la “cartella clinica” in mano che ne decreta la malattia, la maggior parte dei cittadini non vuole sentir parlare di abbattere un albero. E’ stata una lotta tutta l’estate: il Comune annunciava il taglio di qualche pianta, e i residenti scendevano in strada per difendere l’amico-albero. San Marco, viale Belfiore, viale Guidoni viale Corsica, piazza della Stazione: ovunque è stata una battaglia.

Alla fine 300 piante – delle circa 80mila sul territorio comunale – sono state eliminate. Il braccio di ferro non è mai finito e la protesta è sfociata in esposti alla magistratura che adesso stanno dando i loro frutti: sarà stato commesso qualche reato? Palazzo Vecchio preferisce non commentare, ma fa sapere di essere tranquillo perché, come si dice, l’apertura del fascicolo «è un atto dovuto». Ma soprattutto si ricordano gli ultimi recenti “collassi”, con grossi alberi che da un momento all’altro sono crollati giù e che solo per miracolo non hanno causato vittime: qualche settimana fa ha ceduto un ippocastano in viale Galilei. Il giorno dopo è stata la volta di un leccio al Poggio Imperiale. In entrambi i casi la colpa è stata del cedimento della «zolla radicale» a causa del maltempo. Ma, una volta sezionato il tronco dell’ippocastano, i vigili del fuoco hanno trovato «marcescenza interna». Insomma, era malato grave. E infatti, entrambe le piante erano state classificate con la lettera C, ossia con ‘propensione al cedimento’. Pochi giorni fa un analogo incidente in piazza Madonna della Neve alle Murate, è toccato ad una pianta di Melia azedarach, il cosiddetto ‘albero dei rosari’ o ‘albero dei paternostri’, del diametro di circa 40 centimetri. Il tecnico del Comune l’aveva controllato un anno fa, prescrivendo un’ulteriore verifica Vta (la Visual tree assessment, la valutazione visiva dell’albero) nel 2018. Ma l’albero è morto primano e gli esperti stanno accertando ora le cause del crollo, per il quale potrebbe aver contribuito il vento. Intanto, il Comitato cittadini area fiorentina plaude all’intervento della Procura per il taglio degli alberi: «È incredibile che una città con una così grande tradizione per il verde pubblico sia ricosa a una incredibile mattanza di alberi – afferma Paolo Celebre del comitato –. Il tutto senza mai atti di trasparenza. Abbiamo chiesto al Comune l’accesso agli atti del progetto di abbattimenti e ripiantumazione. Ad oggi non lo abbiamo avuto e dubitiamo esista. Chiediamo una moratoria degli abbattimenti per poter discutere seriamente questi interventi». DI FRONTE al dispiacere per l’abbattimento degli amici alberi, nulla possono neppure gli esperti. Recentemente il meteorologo Giampiero Maracchi ha spiegato come il cambiamento climatico influisca sulla stabilità delle piante; così come il generale della Forestale Giuseppe Vadalà ha parlato di salute delle piante e sicurezza dei cittadini. Il professor Franco Scaramuzzi ha ricordato che anche le piante hanno un loro ciclo vitale. Ma soprattutto il professor Francesco Ferrini ha ribadito che il Comune ha adottato un nuovo metodo di controllo, la Tra (Tree risk assessment), e cioè una diagnosi che tiene conto anche della collocazione della pianta e del suo eventuale impatto o pericolosità nel territorio circostante. Quindi, ogni “ghigliottina”, dovrebbe essere assolutamente indispensabile. La parola alla Procura.