REDAZIONE FIRENZE

Affitti brevi ai turisti: "Facciamo il check-in anche nei negozi"

Il Comune al lavoro per eliminare le keybox dopo la circolare del ministero Draghi (FdI) mira a coinvolgere i commercianti. E Vicini non chiude la porta.

Le keybox dovranno sparire dall’area Unesco

Le keybox dovranno sparire dall’area Unesco

di Francesco Ingardia

"Keybox sgradite? Meglio il check-in negli esercizi di vicinato". Il consigliere comunale di Fratelli d’Italia e vicepresidente del Salone de’ Dugento Alessandro Draghi lancia il sasso. E l’assessore al Turismo Jacopo Vicini non toglie la mano: "Sono disponibile a valutare l’ipotesi ma...".

Non è ancora spirato il vento di reazioni alla circolare romana del dipartimento di pubblica sicurezza in seno al Viminale, licenziata dal capo della polizia Vittorio Pisani lo scorso 18 novembre, che sancisce l’illiceità del self check-in nelle locazioni turistiche. Una pratica, fronte sicurezza, in contrasto con il quadro normativo vigente, e cioè l’articolo 109 del Tulps, il Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza. Un gancio finissimo per Palazzo Vecchio che sta portando avanti una partita sul doppio binario: la modifica del Regolamento Unesco, fronte decoro, per vietare le scatolette affisse in ogni dove all’interno del perimetro del centro storico e ora, fronte sicurezza, il vaglio della fattibilità per la modifica del regolamento di polizia urbana per estendere all’intera città il divieto.

"La circolare ci chiede di affermare un principio che esiste da tempo – aveva chiarito ai cronisti martedì la prefetta di Firenze Francesca Ferrandino, a margine del Cosp in via Cavour –. L’identificazione del turista, del resto deve avvenire de visu. Non si può affidare agli strumenti che ci offre la tecnologia moderna".

Mentre il Comune è al lavoro per eliminare definitivamente le keybox, spunta un’ipotesi ulteriore di accertamento con identificazione tramite documento di identità valido di chi entra negli appartamenti prenotati su piattaforme come Booking o Airbnb. Ed è quella lanciata dal conservatore meloniano Draghi. "La polemica sulle famose scatolette contenenti le chiavi per gli appartamenti destinati alle locazioni turistiche brevi prosegue - dice Draghi -. Ma non scadiamo nel futile dibattito se sono esteticamente gradevoli. Lanciamo una proposta per rivitalizzare i negozi di vicinato: se l’early check-in o il late check-in è un problema per il conduttore, un commerciante può essere d’aiuto, come in molte nazioni europee già avviene. Se i proprietari non sono presenti ad accogliere i turisti lascino le chiavi nei negozi o attività limitrofe agli appartamenti: edicole, negozi, tabaccherie, bar, ristoranti. Mi piacerebbe intavolare una discussione con le associazioni di categoria per portare avanti una proposta affinchè tutti ci guadagnino: esercizi commerciali e turisti". E se tale proposta - filtra - non avrebbe riscosso pieni consensi dentro Fratelli d’Italia, divisi tra liberismo e conservatorismo, da Palazzo Vecchio c’è l’apertura ad intavolare una discussione.

"Il tema delle keybox ha tante sfaccettature - spiega l’assessore Vicini -, e a volte si corre il rischio di far confusione. Una cosa sono le keybox, altra cosa è la circolare del ministero sul self check-in. Entrambi fenomeni rientranti nella stessa dinamica delle locazioni turistiche brevi, ma comunque da tenere distinti".

Della serie: un conto sono le scatolette con dentro le chiavi fuori dall’appartamento messo a reddito, un conto è una norma di legge che impone la verifica di persona per l’identificazione. "Questa amministrazione comunale è partita dicendo no alle keybox per tre motivi. Uno, per decoro, in area Unesco non si possono vedere. Due, per il nodo sicurezza: senza un controllo effettivo non sappiamo chi entra. Tre, poco citata, piattaforme come Airbnb nascono con la filosofia della sharing economy. Ma tra l’host e l’ospite il contatto anche per raccontare la città viene meno. Per quanto mi piaccia il senso di fondo della proposta di Draghi, non so quanto possa reggere sul fronte della sicurezza. Ma comunque ne possiamo parlare".