La marcia della memoria a Firenze
La marcia della memoria a Firenze

Firenze, 13 novembre 2018 - 75 anni fa nella Città del Fiore vennero arrestati dal comando nazista oltre 300 ebrei fiorentini. Catturati, vennero poi deportati il 9 novembre ad Auschwitz, ne tornarono solo 15. La Comunità di Sant'Egidio, come ogni anno, ha ricordato nei giorni scorsi questa tragedia insieme alla Comunità Ebraica con una marcia della memoria che ha visto la partecipazione di molte persone dietro lo striscione con lo slogan "Non c`è futuro senza memoria".
Al corteo hanno aderito anche i Focolari, l'Istituto Sangalli, il Centro La Pira, l'Amicizia Ebraico Cristiana, musulmani, la Chiesa Anglicana, e una rappresentanza interreligiosa della città di Cannes ("Vivre ensamble a Cannes"), ospite in questi giorni del Centro La Pira e comprensiva di un prete, dell'imam, del rettore della moschea e del rabbino capo della città francese.
Dopo che un pullman Ataf con i bambini da Brozzi ha raggiunto il centro, la marcia è partita da via del Corso e dopo aver attraversato le vie del centro ha raggiunto la sinagoga di via Farini. Qui i partecipanti al corteo sono accolti dai responsabili della Comunità Ebraica per una cerimonia nel piazzale, durante la quale è stato proiettato il videomessaggio di Dana Szeflan Bell, sopravvissuta alla Shoah e la cui storia è stata raccolta nel volume 'Danusia' (a cura di Francesco Todaro, ed Ladolfi).
Ad accogliere i partecipanti al corteo la presidente della Comunità ebraica Daniela Misul e il rabbino capo Amedeo Spagnoletto, poi intervenuti insieme ai rappresentanti di Sant’Egidio e alla piccola Susanna che ha rivolto un saluto a nome dei bambini e delle 'Scuole della pace'. Presenti, per le istituzioni, gli assessori comunali Sara Funaro e Massimo Fratini, con il Gonfalone del Comune di Firenze.
Dal 2013 Comunità di Sant’Egidio e Comunità ebraica fiorentina ricordano insieme la deportazione nazifascista subita dalla Comunità a partire dal novembre del 1943. Anche quest’anno - nel quale peraltro ricorrono 80 anni dall'emanazione delle leggi razziali in Italia - significativa la partecipazione della cittadinanza, con tanti giovani e con loro nuovi europei che sono sfilati dietro cartelli in cui si afferma l’irrinunciabile prospettiva di un futuro di pace per tutta l’umanità. Molti di loro durante l'anno hanno letto la storia di Danusia. Per la proiezione del suo messaggio, la Mmg ha messo a disposizione gratuitamente la struttura video. Deposta, al termine, una corona di fiori davanti alla grande targa che ricorda, nel piazzale della sinagoga, quanti furono uccisi nella Shoah.

Il saluto di Susanna a nome delle 'Scuole della pace'. "Buona sera mi chiamo Susanna, ho quasi 10 anni e faccio parte della Scuola della Pace. Noi siamo bambini di tanti paesi e vogliamo essere amici di tutti e di tutte le religioni. Insieme abbiamo parlato spesso della Seconda Guerra mondiale e dell’antisemitismo. Per esempio abbiamo parlato di Danusia, di Anna Frank e delle Sorelle Bucci, Andra e Tati, che sono state deportate da bambine; ora per noi sono delle grandi amiche. Anche loro come tanti ebrei hanno sofferto a causa delle Leggi Raziali scritte 80 anni fa. Erano leggi che escludevano gli ebrei e impedivano loro di fare tante cose: gli ebrei infatti non potevano andare a scuola con gli altri, non potevano usare la bici, non potevano entrare nei negozi e alla fine non potevano più neppure esistere. Molte persone li odiavano e non li volevano nel loro paese. Ancora oggi l’odio fa fare cose brutte, come a Pittsburgh, in America la scorsa settimana, quando un uomo ha sparato in una sinagoga uccidendo undici persone. E da noi alcune persone vorrebbero cacciare gli stranieri e farli tornare nel loro paese. Alcune volte si sente dire che devono andare via, perché hanno un altro colore della pelle. A noi della Scuola della Pace, queste cose ci dispiacciono e ci preoccupano, perché quello che è successo a tanti bambini ebrei non deve succedere più a nessuno. Troppi infatti hanno sofferto a causa della propria religione o della propria etnia e per questo hanno dovuto lasciare tutto, anche mio nonno da bambino ha dovuto lasciare la sua bella casa in Istria e solo perché è italiano!

 

Danusia nel sul diario ha scritto: “Chi ricorderà? Ricorderanno i miei figli? I miei nipoti? Il mondo ricorderà? Io prego che queste memorie non vengano dimenticate. Io prego che siano conservate in onore dei sei milioni di vite innocenti che furono uccise.”
Noi abbiamo ascoltato la storia di Danusia e vorremmo dirle che non la dimenticheremo mai. L’abbiamo scritta nel nostro cuore e la racconteremo ai nostri figli".


Il messaggio di Dana Szeflan Bell. "Buonasera. Mi chiamo Dana Szeflan Bell. Sono una bambina sopravvissuta all'Olocausto.
Sono nata in Polonia nel 1938: in quell'anno la discriminazione razziale divenne legge anche in Italia.
Eravamo una bella famiglia di 400 persone: siamo sopravvissuti solo in tre.
Sei milioni di Ebrei sono stati uccisi dai Tedeschi, nell'Olocausto. Un milione e mezzo erano bambini innocenti.
Io affermo che non furono assassinati solo in sei milioni. Ma in 38 milioni furono uccisi: se voi includete i figli, che gli uccisi avrebbero altrimenti avuto, e i nipoti che a loro volta sarebbero nati,
ad oggi sarebbero vissuti altri 38 milioni di Ebrei.

Hitler invase la Polonia, così fuggimmo per nasconderci. Cercavamo rifugio nei poderi, nei fienili, persino nei boschi. Furono tempi terribili. Ed era duro sopravvivere. Sotto le bombe che cadevano, i miei genitori mi misero su un carretto, presero la via della fuga e per fortuna noi non finimmo colpiti. Ci salvammo solo per pura combinazione. Alla fine giungemmo in una città chiamata Bialystok, che era proprio al confine russo.
Ci nascondemmo lì per un pò, finchè i Tedeschi non fecero un accordo segreto con i Russi. I Russi avevano fermato la loro offensiva, ricevendo dai Tedeschi parte della Polonia in cambio. Così Bialystok diventò una città russa. Come avvene questo, i Russi fecero una retata di tutti i cittadini polacchi e li stiparono sui treni piombati, per spedirli in campi di lavori forzati nel nord della Russia e in Siberia. Il nostro campo era terribile. Persone come i miei genitori, intellettuali di buona famiglia, si ritrovarono a dover segare tronchi nelle foreste. Di notte c'era solo il pavimento per un po' di pane stantio, quello era l'unico sostentamento per il giorno intero. Le persone ci morivano. Avevo solo tre anni, e mi ricordo che camminavo sopra i cadaveri. Si moriva di malaria, tifo, depressione, era davvero l'inferno sulla terra.
Ad un certo punto, la guerra scoppiò pure tra Tedeschi e Russi: pertanto questi campi furono svuotati, perché c'era bisogno anche degli uomini polacchi per combattere. Noi intraprendemmo un penoso viaggio verso le regioni asiatiche. Verso il Kazakhstan e l'Uzbekistan. E vivemmo là per un periodo, un poco meglio, c'erano frutti da mangiare, un clima più mite. Vi vivemmo fino alla fine del conflitto.
Terminata la guerra, fummo rimpatriati in Polonia. Ma fu lì che iniziò davvero il nostro incubo. Solo allora capimmo che la nostra famiglia era stata sterminata. Tutti. Fu davvero tragico. E l'odio antisemita non era finito, anzi. Un fatto: si festeggiava un matrimonio ebraico, in Polonia. Tutti stavano davanti alla casa. Come arrivò la sposa in braccio, lo sposo cadde colpito da una fucilata.

 

L'odio non era stato debellato, era ancora tutto lì. La notte stessa partimmo per un campo profughi in Austria. Le condizioni di vita migliorarono in parte. La Croce Rossa e altre organizzazioni davano da mangiare, anche un po' di vestiario in più ci faceva sentire meglio. E qui nacque la mia sorellina Ruthy, nel 1948: finalmente la gioia nella mia vita, ricominciare ad averla, una famiglia.
Dopo due anni trascorsi nel campo profughi, arrivarono i visti per il Canada. Ne fummo tutti davvero felici. Quando ci arrivammo, in Canada, era ancora difficile, perchè eravamo rifugiati, non avevamo un aspetto da canadesi. Era una sfida, ma ce l'abbiamo fatta. Alla fine imparammo la lingua, andavamo a scuola: ci fu riconosciuta la cittadinanza e ci sentimmo parte di un paese libero.
Purtroppo, il mondo non ha ancora appreso la lezione dell'Olocausto. Ancora troppo antisemitismo, ne abbiamo avuto prova recente. Undici vite innocenti sono state trucidate a Pittsburgh: preghiamo per loro. E' una tragedia immensa.

Presto tutti i sopravvissuti saranno andati. Oggi passo il testimone alle generazioni future, alla Scuola della Pace: voi siete speranza di pace per il mondo!
Vi abbraccio tutti, in particolare la comunità ebraica in Firenze: siamo in famiglia.
Dal profondo del cuore, ringrazio tutti voi che ci siete riuniti. Avrei voluto essere di persona con voi, stasera. Che Dio vi benedica tutti. Preghiamo per la pace".
Michele Brancale