L’equipe di chirurghi dell’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo che ha trapiantato i polmoni alla quattordicenne empolese
L’equipe di chirurghi dell’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo che ha trapiantato i polmoni alla quattordicenne empolese

Empoli, 13 aprile 2018 -   E’ stato  un miracolo, un miracolo della scienza. Una bambina empolese di quattordici anni, malata di fibrosi cistica fin dalla nascita, è stata strappata a un destino segnato e può ora finalmente sognare di vivere un’esistenza normale. La ragazzina – assieme a un’altra bambina di sei anni – è stata sottoposta nei giorni scorsi a un trapianto di polmoni ‘su misura’, ossia sono stati utilizzati lobi polmonari, cioè polmoni divisi a metà, di donatori più grandi. Lo straordinario intervento è stato eseguito dall’equipe medica dell’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, dove la bambina – in cura all’ospedale pediatrico Meyer di Firenze da anni – era in lista d’attesa. Due trapianti di polmone su una bambina di 6 anni e una ragazzina di 14, utilizzando in entrambi i casi lobi polmonari, cioè polmoni divisi a metà, di donatori più grandi.

Per il trapianto  si è fatto ricorso a una tecnica particolare, perché i polmoni del donatore sono risultati più grandi del previsto. I due lobi sono stati ottenuti utilizzando solo la parte inferiore dei due polmoni del donatore. La quattordicenne empolese, come detto, era affetta da fibrosi cistica, malattia genetica che altera le secrezioni di molti organi e in particolare di bronchi e polmoni, causando ristagno di muco e quindi infezioni e infiammazioni sempre più gravi, fino a portare all’insufficienza respiratoria. Raramente però si fa ricorso al trapianto prima dell’adolescenza.

«Solitamente i bambini con fibrosi cistica non hanno necessità di trapianto di polmoni prima dell’adolescenza. In questo caso però la paziente di soli sei anni ha raggiunto precocemente uno stadio di grave insufficienza respiratoria – ha spiegato il dottor Michele Colledan –. In entrambi i casi il ricorso a tecniche di divisione del polmone ci ha consentito di trapiantare organi che altrimenti non avremmo potuto utilizzare, con un rischio di morte in attesa del trapianto molto elevato».

Entrambi gli interventi sono durati quasi otto ore e hanno visto un’équipe del Papa Giovanni recarsi in altri ospedali per prelevare gli organi dai donatori. Subito dopo l’intervento, per garantire un’adeguata ripresa della funzionalità degli organi, per la giovane paziente si è fatto ricorso alll’Ecmo (Extracorporeal membrane oxygenation), macchina che sostituisce le funzione dei polmoni e/o del cuore mantenendoli a riposo, per cui il Papa Giovanni XXIII è l’unico centro pubblico lombardo autorizzato all’utilizzo in campo pediatrico.

r. e.