Un'ambulanza (Foto d'archivio)
Un'ambulanza (Foto d'archivio)

Empoli, 6 luglio 2018 - «Aspettate un attimo». Ha pronunciato poche parole, poi si è accasciato a terra, tra i pali della porta che avrebbe dovuto difendere. E’ rimasto immobile: il suo cuore ha smesso di battere, nessun respiro. Nel campo di calcio a cinque della frazione empolese di Ponte a Elsa è sceso il gelo. I compagni si sono stretti attorno al ragazzo, 26 anni, pratese, un lavoro al centro commerciale di via Sanzio a Empoli, mercoledì sera impegnato in un torneo di calcetto estivo. Altri sono accorsi alla Festa de L’Unità, a due passi dal campetto.

«Aiutateci, un ragazzo è svenuto. C’è un medico?». Un appello disperato al quale ha risposto Luisa Giorgi, infermiera del 118, e con lei altri volontari della Pubblica Assistenza di Montelupo Fiorentino e della Croce rossa di Ponte a Egola, lì presenti. Sono accorsi al campo e hanno riportato in vita il giovane, poi stabilizzato e trasportato in ospedale.

E’ stato ricoverato in rianimazione dove è rimasto fino al pomeriggio di ieri, quando è stato trasferito in reparto per fare luce su ciò che gli è accaduto. All’improvviso, in una serata di sport e divertimento con gli amici. Una serata che avrebbe potuto avere un esito drammatico se i soccorsi non fossero scattati tempestivi.

«Ho solo fatto il mio dovere – taglia corto l’infermiera del 118, in quel momento in ‘borghese’ – Non mi sento assolutamente un eroe. Ero a cena con i miei figli e mio marito, al termine di una giornata trascorsa al mare dopo il turno di notte. Aspettavamo che iniziasse il match di improvvisazione teatrale alla Festa de L’Unità, quando è arrivato un uomo che chiedeva aiuto». Alle grida, infermiera e volontari hanno abbandonato le sedie.

«Abbiamo avviato il massaggio cardiaco - racconta Giorgi - mentre altri recuperavano il defibrillatore negli spogliatoi. Ho sistemato le piastre e, dopo l’ok alla defibrillazione precoce da parte dell’apparecchio, ho scaricato». Il cuore del 26enne ha ripreso a battere. E’ tornato anche il respiro spontaneo.

«Tutto è andato per il verso giusto - commenta l’infermiera 38enne, empolese, dal 2012 in forza al 118 – In certi casi, i soccorsi rapidi sono la chiave. Ma lo è ancor più la presenza del defibrillatore e di qualcuno abilitato a usarlo. E’ questo il messaggio che deve passare, mi raccomando: corsi di abilitazione e dispositivi salva-vita soprattutto laddove si fa sport». Il paziente poco dopo le 22 è stato trasportato al San Giuseppe, lasciando sotto choc i presenti. Lacrime, poi diventate di gioia, alla notizia che il ragazzo aveva ripreso conoscenza.