Empoli, 27 giugno 2021 - Lo chiamano "cerotto". E’ il telo che copre la porzione di scarpata lungo il lotto 5 della 429 bis in cui sono stati prelevati dei campioni di terreno per verificare la presenza del Keu. E’ lì che il "comitato No Keu" si è dato appuntamento ieri dopo la notizia – non un’indiscrezione – rivelata dalla relazione preliminare depositata in Procura a Firenze, secondo la quale sotto la nuova strada della Valdelsa sono presenti le ceneri inquinanti derivanti dalla combustione dei rifiuti conciari. Quelle stesse ceneri che dovevano essere smaltite in discarica, sarebbero state riciclate come materiale di riempimento di sottofondi anche nel tratto dell’arteria regionale tra Empoli e Castelfiorentino. Una ventina di persone hanno attraversato i campi, arrivando proprio a due passi dal Keu per manifestare tutta la loro preoccupazione. Qui, secondo le analisi, si concentra la presenza più alta di inquinante. Ma i valori più preoccupanti arrivano dai test di cessione, che servono a stabilire la capacità di rilascio dei contaminanti, ossia quanto può inquinare il materiale uno volta attraversato da agenti atmosferici come ad esempio la pioggia. In questo caso gli esami hanno rilevato una quantità di cromo di 1.331 grammi per litro, pari a oltre 26 volte il limite previsto dalla legge (50 grammi per litro). "Perché è successo?", "Basta stuprare la nostra Madre Terra" recitavano alcuni cartelli issati dai cittadini.

"Pretendiamo chiarezza e soluzioni. La nostra salute vale più dei profitti", e l’altro "A cento passi dai veleni".
"E’ finito il tempo di mettere la testa sotto la sabbia – dice la portavoce del comitato No Keu, Samuela Marconcini – Abbiamo una relazione preliminare della Procura che ci dice chiaramente che ci sono dei rischi seri per la salute delle persone. Le richieste avanzate restano tutte e le ribadiamo con più forza".

Il comitato chiede un piano di carotaggi lungo tutto il tracciato della 429 e un programma di verifiche cadenzate nel tempo sulle acque dei pozzi, dei rii e dei fiumi. Nell’immediato: i lavori per l’allacciamento dell’acquedotto alle abitazioni che ne sono sfornite. "Ci siamo messi in contatto con altri comitati italiani – spiega Marconcini - nati a seguito di fatti di inquinamenti, come quello delle ‘mamme no Pfas’, un gruppo di genitori del Veneto che lottano per avere acqua pulita perché fiumi e falde, di un’area in cui vivono circa 300mila persone, sono state contaminati da sostanze tossiche chiamate Pfas. Vogliamo cercare - conclude la portavoce - di far arrivare il nostro caso oltre i confini regionali". Intanto, il 5 luglio alla casa del popolo di Sant’Andrea ci sarà un nuovo incontro e verrà proiettato un film su tematiche ambientali. I cittadini chiedo di agire il prima possibile. "E’ una tragedia – commenta Simona Rossi che abita quasi di fronte al ‘cerotto’ – Abbiamo una società agricola, con orto e giardino, e ci ritroviamo questo scandalo sotto casa. Per fortuna per il consumo domestico abbiamo l’acqua dell’acquedotto, ma le piante le annaffiamo con l’acqua del pozzo. Chi ci garantisce che in futuro il Keu sotterrato sotto la strada non arrivi a inquinare le falde?". Sull’acquedotto il comune di Empoli si è impegnato con Acque Spa per progettarne l’estensione. "Confidiamo in questo – dice Dario Mandriani – Tocca però anche alla Regione, visto che si tratta di una strada regionale, intervenire per la bonifica del terreno".