YLENIA CECCHETTI
Cronaca

I lavoratori protestano. Sciopero in pelletteria: "La proprietà non ci sente"

Quasi tutti i dipendenti della Fontana Manifattura incrociano le braccia. Luschi (Filctem-Cgil): "Le rivendicazioni sindacali non vengono ascoltate".

I lavoratori protestano. Sciopero in pelletteria: "La proprietà non ci sente"

I lavoratori protestano. Sciopero in pelletteria: "La proprietà non ci sente"

"La proprietà non ci sente, non ascolta le esigenze di noi lavoratori. Decide e basta. Ecco perché oggi incrociamo le braccia e proviamo ad alzare la voce". Sono scesi nel piazzale davanti alla ditta per protestare contro l’atteggiamento ostile della nuova proprietà. Quasi tutti i dipendenti della Fontana Manifattura di via delle Imprese, a Montelupo Fiorentino, hanno preso parte allo sciopero di quattro ore indetto ieri mattina dalla Rsu "per rivendicazioni sindacali inascoltate dalla proprietà".

La pellettiera montelupina, che occupa ad oggi 78 dipendenti – una squadra quasi esclusivamente al femminile e composta da professionalità dall’età media bassa che produce per i grandi brand – è uscita dall’edificio con bandiere e striscioni della Filctem-Cgil per dare voce ai disagi vissuti nell’ultimo anno. Alla base delle proteste, la mancanza di risposte adeguate sulla contrattazione di secondo livello. I problemi sono cominciati con l’acquisizione, a inizio 2022, da parte della proprietà milanese.

L’ex Sutoria Srl, azienda manifatturiera d’eccellenza specializzata nella produzione di borse per la moda internazionale, è stata rilevata dalla proprietà lombarda che ha anche uno stabilimento produttivo a Milano e uno a Bagno a Ripoli. "Dal momento dell’acquisizione da parte di Fontana Manifattura all’inizio del 2022 - spiega Sergio Luschi della segreteria Filctem-Cgil fiorentina che ieri era presente alla mobilitazione insieme ai lavoratori - si è subito instaurato un rapporto di massima correttezza e rispetto. Abbiamo gestito bene tutta la fase di avvio dell’acquisizione per poi capire, nel corso del 2023, che c’erano già le condizioni per provare a fare delle rivendicazioni".

Sul tavolo temi come il premio di partecipazione, i buoni pasto, il sistema di relazioni industriali e questioni relative alla sicurezza, "rivendicazioni che però non sono mai state accettate - prosegue Luschi - Abbiamo provato a cercare il dialogo ma sono arrivate risposte parziali, non soddisfacenti. I meriti dell’acquisizione, certo, vanno riconosciuti: il passaggio ha portato diverse assunzioni, dalle 40 unità siamo arrivati alle 78 attuali. Tutti lavoratori con professionalità alte e competenze specifiche che lavorano per i brand, quasi tutti con contratti a tempo indeterminato".

L’adesione allo sciopero è stata massiccia: stop alla produzione a partire dalle 12. La manifestazione è stata seguita dall’assemblea sindacale, un momento di confronto tra i lavoratori. Quattro ore di interruzione per provare a ridisegnare un futuro "dove sia previsto un punto di equilibrio tra le necessità legittime dei lavoratori e quelle della proprietà".