'Raccontare la poesia' di Luigi Fontanella
'Raccontare la poesia' di Luigi Fontanella

Firenze, 22 luglio 2021 - Alla fine ci è stato un po' costretto, anche se a quel progetto, pensato tra Firenze e New York, ci aveva pensato tante volte: ripercorrere le ricerche, puntualizzare in qualche modo i rapporti, dare vita a un repertorio o, come lui preferisce dire, una “campionatura” della poesia italiana del Novecento e contemporanea, così come lui l'ha studiata, incontrata, rielaborata nella sua personale officina di docente e a sua volta poeta. Quando il Covid ha costretto tutti a casa, Luigi Fontanella si è trovato bloccato a Mount Sion, a New York, dove vive e dove ha insegnato letteratura italiana alla Stony Brook University e da dove ha guidato per lungo tempo la rivista internazionale di poesia italiana 'Gradiva', ora diretta da Alessando Carrera.

A quel punto ha rielaborato sul suo scriptorium relazioni, recensioni, studi e interventi sui poeti italiani. Insomma, quando si dice “il libro di una vita”. La definizione è appropriata per 'Raccontare la poesia, 1970-2020' (ed. Moretti e Vitali). 760 pagine, quattro sezioni in cui sono stati “campionati” gli interventi su 174 poeti: 12 nella prima sezione intitolata 'Rivisitazioni', 25 nella seconda di 'Saggi, ritratti, testimonianze', 24 nella terza ('Dalla generazione degli anni Quaranta e oltre. Saggi e testimonianze' su poeti che appartengono in larga maggioranza alla generazione dell'autore e che lui ha frequentato) e 113 nella quarta ('Repertorio alfabetico. Libri di poeti contemporanei: appunti di lettura', un “campionario variegato e pullulante di voci diversificate”). Ma il numero complessivo, va sottolineato, è molto più grande: sono tanti i richiami ad altri autori, la trama che unisce le diverse voci ascoltate in cinquant'anni di studio, ricerche e insegnamento. Sono evocati autori come Gianfranco Lauretano o poeti e critici come Bonifacio Vincenzi, Roberto R. Corsi, Paolo Codazzi, Giuseppe Panella, e occasioni e luoghi di confronto e riconoscimento come il Premio Letterario Camaiore.

“Non intendo rappresentare in nessun modo un compendio letterario sulla poesia italiana di questi ultimi decenni”, spiega Fontanella, quanto piuttosto mettere a fuoco la poesia incontrata lungo gli anni, talvolta casualmente, o per motivi professionali. Di fondo il volume è sorretto da un proposito, una sorta di invito al lettore “affinché attraverso queste pagine possa avvicinarsi ad alcuni poeti leggendo o rileggendo certe loro opere e magari innamorandosene.
Nella filigrana di 'Raccontare la poesia' si coglie l'impronta di Giacomo Debenedetti, del quale Fontanella è stato allievo alla Sapienza, perfezionandosi poi ad Harvard, come anche di Cesare Garboli, soprattutto per il suo insegnamento in ordine alla composizione di un saggio, e, ancora, di Pier Paolo Pasolini e Giovanni Raboni.
Piace sottolineare un aspetto particolare di questo volume, che si presenta anche come un viaggio sullo stato della poesia italiana nelle diverse città della penisola e anche oltre i suoi confini strettamente geografici. Mentre rimandiamo ai saggi su Pasolini, Ripellino o Scotellaro, proviamo a scandagliare con Fontanella alcuni profili, ad esempio di Mario Luzi (1914-2015), la sua “grazia seducente” di poeta e lucidità di critico, che difende con la poesia la “malanegatività” della vita, coniugando tempo esteriore del mondo e tempo interiore, attraverso una costruzione del verso inesausta.
Fontanella pone poi l'accento sul “fondamentale lavorio metrico” di Giorgio Caproni (1912-1990) che “si distanzia nettamente dall'importante emetismo del periodo in cui si colloca non poca sua poesia tra anni Trenta e Cinquanta”, il suo “io narrativo monologante e franto”, la passione per l'allegoria. Di Mariella Bettarini l'autore coglie la coniugazione tra sperimentalismo linguistico e impegno etico-civile. E incontriamo Sauro Albisani (1956), la cui scrittura ha sempre alternato fertili incursioni sia nel campo della drammaturgia sia in quello della poesia senza trascurare la sua sua proficua attività saggistica. In Alba Donati (1961), “fra endecasillabi inappuntabili e versi esondanti” c'è la maturazione di una ricerca lunga e tenace “per una poesia mai distante dalla cita, capace di darsi al mondo con la stessa naturalezza della cura”. In Davide Rondoni (1964) c'è una “feconda oscillazione tra dimensione sovrannaturale e dimensione terrestre” che diventa particolarmente “coinvolgente e convincente” nel canto degli affetti.
Campionando a nostra volta la campionatura di Fontanella, con un taglio geografico e di vicinanza, passiamo in rassegna voci di poesia contemporanea, recensendo le quali l'autore offre preziose sintesi di storia della versificazione italiana o definizioni maturate nel corso degli anni. Quando ad esempio scrive della “poesia oracolare” di Sebastiano Aglieco, Fontanella riconosce come significato di “poeta civile” chi essenzialmente sente la propria parola come uno strumento educativo al servizio degli altri.
Misuratosi con le analisi della realtà di Guglielmo Aprile, su cui “si inseriscono squarci di amara visionarietà”, Fontanella sottolinea poi “l'abbandono alle intermittenze del cuore” di Francesco Capaldo (1976) . Puntualizzando aspetti della poetica di Roberto Carifi (1948) che interroga essenzialmente l'ombra, il silenzio, la memoria, il tempo, Fontanella offre una lettura sintetica ed efficace (“vertiginosamente schematizzando”) di una parte della storia della poesia italiana: “La perdurante stagione cosiddetta dell'orfismo, che forse sarebbe meglio definire semplicemente post ermetica, che ha caratterizzato non poca poesia italiana tra la seconda metà degli Settanta fino agli anni Novanta, anche come reazione all'esasperato metalinguismo sperimentalista, fortemente condizionato sul piano ideologico, degli anni Sessanta e Settanta, e che, in forme diversificate e con esiti estetici alterni, ha costituito nel bene e nel male la poesia della successiva generazione, ben più attenta nel recupero, per esempio, dell'espressività narrativa... Diciamo pure che si tratta di una poetica che vide in Bigongiari (e parzialmente in Luzi e Zanzotto) uno dei maestri più “intransigenti”, e in poeti come Milo De Angelis, Roberto Mussapi, Rosita Copioli, Giuseppe Conte, alcuni degli adepti più innovativi, seppure con esiti espressivi diversificati”.




Continuiamo a passare in rassegna alcuni poeti su cui si appunta lo sguardo di Fontanella: Alessandro Carrera (1954) e la sua “accesa visionarietà tra il memoriale e la stratificazione colta”, il suo tono civile e ironico; Franco Casadei (1946) che trasfonde nei su versi la visione della poesia come responsabile di “un grande compito educativo, perché aiuta a leggere la vita, gli avvenimenti, la vicenda umana, con un metro che va oltre ciò che appare”; Fabrizio Dall'Aglio (1955), la cui poesia è tesa e intensa, talvolta amara e a tratti lacerante; le costruzioni nate per frammenti in Sergio D'Amaro (1931); grazia e leggerezza che sostengono l'impianto formale in Claudio Damiani (1957); i molteplici registri di Daria Gigli (1949); Anna Maria Guidi (1947) e la sofisticata ricerca sul piano verbale; la ricognizione carica di proiezioni visive e visionarie insieme in Annalisa Macchia (1950); Franco Manescalchi (1950) che ha attraversato fruttuosamente ermetismo, neorealismo e sperimentalismo; leggerezza e gioia vitale, verso la natura e il fuoco sottile che da essa sprigiona in Irene Marchegiani (1949); la disposizione al canto di Franco Marcoaldi (1955); il tratto meditativo e magmatico di 'Poesie 2009-2016' di Roberto Mosi (1947); gli squarci improvvisi di pura immaginazione di Ivano Mugnaini (1964); la voce unica di Mario Lucrezio Reali (1939-2017) che ha composto un'elegia palpitante sui gulag; il procedimento mobile e ritmico abilmente orchestrato in Valeria Serofilli (1964); Liliana Ugolini (1934-2021), recentemente scomparsa, “artista e poeta multimediale attenta alle trasposizioni sceniche della poesia”; le quattro fasi della poesia di Giusi Verbaro (1938-2015), dal simbolismo dei viaggio alla dimensione esoterica, quest'ultima condivisa anche da Giovanni Zampi (1952) con la tematica delle apparizioni. Saggi, ricordi, testimonianze, ma anche “qualcosa” di più. Da segnalare la contemporanea uscita di un altro lavoro condotto in parallelo da Fontanella: 'Tre passi nel desiderio' (Neos Edizioni), il cui titolo evoca forse in modo non casuale l'opera più nota di Tennessee Williams; tre testi pensati per il teatro e germinati sulla difesa e la proiezione del vivere oltre le prove del dolore e quelle di culture distruttive, a proposito delle quali avrebbe detto Mandelstam: “Se la vita non avesse senso, non avrebbe senso parlare di questa vita”.
 

Michele Brancale