Giovanni Rezza, capo dipartimento di Malattie infettive, Istituto superiore di sanità
Giovanni Rezza, capo dipartimento di Malattie infettive, Istituto superiore di sanità

Firenze, 22 gennaio 2020 - Scatta l’allerta contagio. Dopo che un team di esperti della National Health Commission cinese conferma la trasmissione da uomo a uomo del nuovo misterioso coronavirus (partito dal mercato di Wuhan in Cina) che avrebbe colpito, secondo le prime stime, circa 1.700 persone, uccidendone quattro, l’attenzione è alta e l’Organizzazione mondiale della sanità convoca per oggi a Ginevra una riunione d’emergenza.

Ma che cos’è il coronavirus? “E’ un virus che si trova nel mondo animale e in quello umano, alcuni di questi coronavirus, come quello della Sars, hanno compiuto il salto dalla trasmissione fra animali a quella da animali a uomo e infine l’ultimo, a questo punto confermato, è quello del contagio da persona a persona”, spiega Giovanni Rezza direttore del dipartimento di Malattie infettive dell’Istituto superiore di sanità.

Professore, c’è il rischio di un’epidemia che colpisca anche i paesi europei?
“Al momento è difficile dire qualcosa di più. Siamo ancora a un numero limitato di casi. Bisogna aspettare qualche giorno. Il virus sembra meno aggressivo rispetto a quello della Sars”.

Come si manifesta?
“Causa polmoniti. Sino a questo momento la maggior parte dei casi è lieve”.

Come avviene il contagio?
“Per contatto stretto, ravvicinato, con goccioline di saliva”.

Per contatto stretto cosa si intende?

“In famiglia, in ospedale se gli operatori sanitari non prendono particolari precauzioni”.

In circa quindici anni si sono sviluppati cinque nuovi virus che dagli animali si sono trasferiti all’uomo, contagiando e uccidendo migliaia di persone. Qual è il motivo del proliferare di questi virus quasi sempre provenienti dall’Asia?
“Specialmente in Cina c’è una densità di popolazione molto elevata, ci sono allevamenti intensivi e mercati di animali vivi. Una volta che la trasmissione avviene da persona a persona è facile che si sviluppi il contagio rapidamente in comunità così popolose, con città ad alta densità abitativa come Wuhan, dove si è diffuso il nuovo coronavirus (2019-nCoV), ci sono oltre 10 milioni di abitanti. Tra l’altro con una popolazione che viaggia sempre di più”.

Sono da escludere fattori climatici?
“Direi che i cambiamenti climatici in questo caso non sono un fattore determinante, piuttosto le condizioni per la diffusione sono date dalla situazione demografica”.

La Toscana negli ultimi sei anni è stata colpita da due focolai epidemici, prima con la variante di menigococco C poi con il batterio multiresistente New Delhi: c’è un motivo che ha favorito una maggiore diffusione in Toscana rispetto ad altre regioni?
“Per quanto riguarda il meningococco i diversi studi che abbiamo effettuato hanno permesso di scoprire che con ogni probabilità il ceppo è arrivato dal Regno Unito. Quella variante di ceppo ipervirulento ormai si trova in diverse parti d’Italia, evidentemente in Toscana aveva trovato condizioni favorevoli per il contagio, prima della vaccinazione di massa. Per quanto riguarda il New Delhi molto dipende dall’organizzazione sanitaria: se i pazienti si spostano in lungodegenze, in ospedali più piccoli, abbiamo uno spostamento non solo delle persone ma anche dei microbi. Che avviene anche per fattori casuali. E sicuramente non solamente in Toscana”.

Non è possibile fare previsioni su un’eventuale diffusione del coronavirus anche in Toscana?
“Ancora non si possono fare previsioni se questo virus possa diffondersi massivamente fuori dalla Cina e in che modo. E’ possibile che esca con viaggiatori che arrivano in Europa. Ma che però potrebbero essere identificati e messi in isolamento”.