Eugenio Giani
Eugenio Giani

Firenze, 30 novembre 2020 - Ha trascorso buona parte della domenica a studiare la «Toscanexit», l’uscita della regione dalla zona rossa e poi da quella arancione. Una doppia promozione per sognare un Natale il meno difficile possibile. Eugenio Giani vuol mettere in campo da una parte i numeri e dall’altra la sua arte diplomatica. Obiettivo convincere il ministro della Salute Speranza che la Toscana deve poter godere «pienamente già il prossimo fine settimana in zona arancione con le saracinesche alzate dei negozi finora chiusi». Quindi il passaggio deve scattare tra venerdì e sabato e non come delineano da Roma, secondo i tempi tecnici e burocratici, tra sabato e domenica. «Ho un appuntamento telefonico con il ministro Speranza – continua Giani – confido che sia sensibile e attento alle nostre esigenze».

Secondo il ministero della Salute la quarantena in zona rossa della Toscana scade oggi e non è scaduta ieri. Poi si deve riunire il Comitato tecnico scientifico e a seguire la Cabina di regia. Quando ci sarà il via libera, giovedì come spera Giani o venerdì secondo Roma, dovranno passare 24 ore per la pubblicazione sul bollettino regionale.

«Siamo da zona gialla» ripete Giani come un mantra, «spero di restare in arancione una sola settimana e poi di passare nell’altra zona, da cui siamo partiti, verso il 13 dicembre». Il passaggio in zona arancione vorrà dire riapertura dei negozi e dei banchi al momento chiusi (soprattutto legati all’abbigliamento ma anche all’oggettistica anche in funziona shopping di Natale), ma anche il ritorno a scuola in presenza degli alunni delle seconde e terze medie. «Lunedì 7 dicembre gli studenti delle Medie saranno tutti in classe - annuncia Giani - non farò come il presidente del Piemonte che ha deciso di bloccare il rientro».

Giani pensa anche al commercio in ginocchio: «Il commercio fa parte della realtà identitaria della nostra Toscana - sottolinea - la piccola bottega del paese come del quartiere è un presidio di vita, ha una funzione sociale. Attualmente i negozianti sono eccessivamente penalizzati perché alla crisi e alle chiusure si somma anche la concorrenza dei colossi delle piattaforme di vendite on line. A me ogni giorno arrivano messaggi, mail e lettere di commercianti disperati. Bisogna che a Roma lo capiscano». E allora secondo Giani oltre ai ristori finora messi in campo «ci sarebbe bisogno di un fondo di solidarietà alimentato dai giganti del web che fanno molti più affari adesso».

Luigi Caroppo