Cristoforo Colombo
Cristoforo Colombo

Firenze, 12 ottobre 20221 - Le famose tre caravelle Nina, Pinta e Santa Maria, erano partite alle sei del mattino del 3 agosto 1492 da Palos de la Frontera. Dopo oltre due mesi di navigazione, e un principio di ammutinamento, alle due di notte del 12 ottobre 1492,  Rodrigo de Triana, a bordo della Pinta, distinse finalmente la costa. In quel momento tutto l’equipaggio guidato da Cristoforo Colombo venne richiamato dal suo annuncio entusiasta, gridato a piena voce: “Tierra! Tierra!”. Il marinaio genovese che, finanziato dalla regina Isabella di Castiglia, era partito alla ricerca di una via per le Indie, aveva scoperto, senza saperlo, un nuovo continente.  

Era la prima volta che degli uomini europei toccavano il suolo del Nuovo Mondo. Lo sbarco sull’isola ribattezzata San Salvador, appartenente all’arcipelago delle Bahamas, avvenne la mattina. La tribù del luogo - che nel tempo conoscerà, insieme alle altre, una feroce colonizzazione - accolse pacificamente l’equipaggio spagnolo. Scriverà Colombo degli Indios:  “Gli abitanti (…) mancano di armi, che sono loro quasi ignote, né a queste son adatti, non per la deformità del corpo, essendo anzi molto ben formati, ma perché timidi e paurosi (…). Del resto, quando si vedono sicuri, deposto ogni timore, sono molto semplici e di buona fede, e liberalissimi di tutto quel che posseggono: a chi ne lo richieggia nessuno nega ciò che ha, ché anzi essi stessi ci invitano a chiedere”. In seguito fu il fiorentino Amerigo Vespucci il primo esploratore a rendersi conto che le nuove terre non erano l’estrema propaggine dell’Asia orientale, realizzando così che Colombo fosse approdato in un nuovo continente, a cui nel 1507, in suo onore, venne dato il nome di America. Ma quel 12 ottobre, questa sbalorditiva scoperta – che secondo gli storici segnò la fine del Medioevo - era ancora ignota al navigatore genovese. Il quale, sempre convinto di essere nelle Indie, proseguì nel suo viaggio approdando a Cuba la sera del 27 ottobre, e qualche giorno dopo sulla costa settentrionale di Haiti, battezzata “Hispaniola”.

Il viaggio di Colombo – sospinto dall’audace idea di «buscar el Levante por el Ponente», maturata dopo aver letto Il Milione di Marco Polo ed essersi convinto di poter raggiungere le Indie navigando verso Occidente - fu una autentica rivoluzione, tanto per il Vecchio che per il Nuovo Mondo. Gli europei conobbero nuovi animali, nuove piante come il tabacco e nuovi alimenti: il mais, il cacao, i pomodori, le patate. Da quel momento non venne solo stravolta l’agricoltura, ma anche il traffico commerciale, che si spostò progressivamente dal Mediterraneo all’Atlantico, spodestando le Repubbliche marinare della loro antica supremazia. Senza contare che l’ingresso di grandi quantità di oro e metalli preziosi, provocò in Europa una crisi dei prezzi. Era l’alba del moderno capitalismo: nei Paesi coinvolti nella colonizzazione si svilupparono marine mercantili e nacquero potenti compagnie commerciali. Anche la vita dei popoli colonizzati venne stravolta dai conquistatori, portatori di malattie, schiavitù e sterminio con le terribili armi da fuoco.

Ben presto i racconti di viaggio di Colombo alimentarono forti curiosità sulla figura del ‘selvaggio’, e le nuove terre finirono per attirare molti avventurieri in fuga dalla giustizia, assetati solo di ricchezza e potere. Passata l’ondata di entusiasmo per la scoperta dell’America, occorreva affrontare e risolvere problemi pratici nella gestione di terre, rotte e nuovi traffici. Per conciliare i diritti dei sovrani portoghesi con quelli spagnoli, nel 1494 il Trattato di Tordesillas fissò il confine geografico tra i territori dei due regni. Venne scelto come arbitro imparziale Papa Alessandro VI, che con una linea tracciata al largo delle isole Azzorre, concesse alla Spagna i territori posti a ovest e al Portogallo quelli a est. Ecco perché i portoghesi, basandosi su questa divisione, rivendicarono nel 1500 il Brasile appena scoperto dal navigatore Pedro Alvares Cabral.

Fin dal 1869, ogni anno  in questo giorno, il navigatore genovese viene celebrato attraverso il Columbus Day, consolidatosi nel tempo come una delle principali festività statunitensi. Oggi però, a 529 anni di distanza dall’approdo a San Salvador, Colombo non rappresenta solo un simbolo identitario, ma anche di colonialismo. È accaduto che, in seguito alla morte dell’afroamericano George Floyd, ucciso a Minneapolis durante un arresto violento, le proteste e il dibattito risalirono anche al rapporto col passato coloniale dei paesi occidentali.

Un passato che, secondo i manifestanti, continua a ripercuotersi sul presente, concretizzandosi nell’emarginazione e nella sofferenza di molte persone non bianche. La rabbia dei manifestanti è finita così per scagliarsi anche sulle statue di Colombo, che a Richmond in Virginia e a Minneapolis in Minnesota sono state abbattute, mentre altre a Boston e a Miami sono state vandalizzate, insieme a quelle di generali sudisti, politici e schiavisti.  «Chissà cosa avrebbe scoperto Colombo se l’America non gli avesse sbarrato la strada» scrisse Jonathan Swift. Chissà cosa direbbe oggi il navigatore genovese –aggiungerebbe forse il poeta e romanziere inglese - nel guardare le macerie dei suoi monumenti, prima eretti e festosamente inaugurati, e poi disconosciuti e fatti a pezzi. 

 

Nasce oggi

Luciano Pavarotti nato il 12 ottobre 1935 a Modena. Universalmente riconosciuto come tra i più grandi tenori di tutti i tempi e tra i massimi esponenti della musica lirica. Nei concerti benefici ‘Pavarotti & Friends’, ha duettato con i più famosi artisti pop e rock della scena internazionale. Ha detto: “Chi sa fare la musica, la fa. Chi la sa fare meno, la insegna. Chi la sa fare ancora meno, la organizza. Chi la sa fare così e così, la critica”.