La protesta degli agricoltori arriva in Toscana. Cosa chiedono e gli effetti per i consumatori

Dopo la manifestazione a piazzale Michelangelo a Firenze, domani è la volta di Lucca

Firenze, 23 gennaio 2024 – Ce l’hanno soprattutto con “l'aumento sproporzionato del prezzo del gasolio agricolo e delle materie prime, la concorrenza sleale dei prodotti internazionali e le politiche dell'Unione europea che favoriscono la vendita di prodotti non salubri, come la carne sintetica”. Trattori in strada anche in Toscana, come nel resto d’Italia è d’Europa: è la protesta degli agricoltori, cominciata nei mesi scorsi in Germania e in Francia e poi proseguita in molti paesi del vecchio continente.

Ieri a Firenze, a piazzale Michelangelo, hanno sfilato i rappresentanti del Cra, il Comitato degli Agricoltori Traditi. Le mobilitazioni hanno interessato città come Frosinone, Latina, Torino, Pescara, Reggio Emilia e Noci (Puglia), ma anche a Bologna, Milano, Roma, Caserta e Napoli. Domani, sempre restando in Toscana, la mobilitazione interesserà Lucca.

La protesta degli agricoltori: i motivi

Sulla scia di quanto sta accadendo in Germania e in altri Paesi europei, anche in Italia la categoria degli agricoltori protesta soprattutto contro i rincari delle materie prime, come ad esempio il gasolio impiegato per muovere i messi, ma anche le tasse e gli accordi internazionali bilaterali con paesi che permettono di importare merci a pezzi più bassi. Nel mirino c’è soprattutto l’Ucraina, dalla quale arrivano principalmente cereali. Ma i motivi della protesta, soprattutto in Europa, sono svariati: i rappresentanti dell’agricoltura industriale denunciano maggiori oneri finanziari rispetto alle aziende più piccole, ma anche la necessità di rispettare standard ambientali troppo onerosi a fronte di costi più elevati per carburante, pesticidi e fertilizzanti. Nel mirino è finito il Green Deal, il patto ambientale proposto da Bruxelles che chiedeva (anche) all'agricoltura una svolta in termini di sostenibilità e proponeva di distribuire diversamente i sussidi della Politica agricola comune.

Gli effetti per i consumatori

Gli effetti di quanto sta accadendo in Europa sono destinati a ripercuotersi anche sul consumatore. “E’ concorrenza sleale, ci stanno ammazzando – è l’urlo dei coltivatori diretti –. I prezzi sono in calo continuo per chi vende all’intermediario, mentre aumentano per il consumatore che magari, non sapendo, ce ne dà pure la colpa“. Il grano è il prodotto ’spia’, il prezzo con cui l’intermediario compra al produttore si è dimezzato in un anno. Così quello dei semi di girasole. Un altro dei prodotti sotto accusa è il latte, che al produttore viene pagato solo 31 centesimi. Ed è proprio questa scarsa corrispondenza di prezzi che, denunciano gli agricoltori, sta mettendo in crisi le aziende e al tempo stesso vessando i consumatori. 

Gli altri motivi della protesta degli agricoltori

Scendendo nel dettaglio, gli agricoltori chiedono di eliminare l’obbligo di non coltivare il 4% dei terreni e ogni forma di contributo volta a disincentivare la coltivazione. Tra i punti anche la detassazione Irpef Imu, agevolazioni sul carburante agricolo, regolamenti stringenti che contrastino l’ingresso sul mercato di cibi sintetici, ridurre l’Iva su prodotti alimentari primari (sul vino massimo il 10%). E, non ultimo, contenere la fauna selvatica. Cinghiali ma anche piccioni e nutrie stanno compiendo devastazioni nei campi coltivati.