Una vaccinazione anti Covid
Una vaccinazione anti Covid

Carrara, 27 febbraio 2021 - «Vaccinate lei. E’ una mamma con un bambino disabile, lei davvero non può ammalarsi, e non può permettersi di portare il virus in casa. Io ho 91 anni, credo proprio di essere meno utile". Non fa una piega la voce di Giovanni che al telefono ci spiega di aver letto sul nostro giornale l’appello di Cinzia perché anche i familiari delle persone fragili possano avere le dosi del vaccino e proteggere i loro cari indifesi. Non fa una piega né promesse: "Ho già l’appuntamento per giovedì. Deve andare lei al mio posto".
Non lascia neppure spazio a un no. Che arriverà, quasi certamente, dall’autorità sanitaria perché sarebbe troppo rischioso aprire le porte a uno scambio di priorità che rischierebbe di trasformarsi in un precedente, un via libera al baratto. Ma se all’appello Giovanni ha risposto, e subito, offrendo l’immunità garantita in cambio di un rischio per la sua vita, la risposta non è arrivata dalla stessa autorità sanitaria che a lui gli dirà no. Perché gli appelli delle persone a rischio ormai sono tantissimi, i vaccini troppo pochi, e ancora non si è riusciti a dare un criterio accettabile alla scelta delle priorità.
Un gesto di generosità e d’amore che unisce due mamme quello di Giovanni. Una è la mamma dei suoi figli e oggi non c’è più: "Lo faccio per lei, è stata una mamma meravigliosa, ha fatto onore alla maternità".

L’altra è Cinzia, un figlio speciale, Mattia, che ha 22 anni solo per l’anagrafe e una grave disabilità che ha fermato , la sua crescita. Lui era già in lista per il vaccino anti-Covid ma non ha potuto farlo: secondo gli stessi medici invece di proteggerla, metterebbe a rischio la sua vita. Per la mamma, che invece deve proteggere lui, per ora niente vaccinazione. Così Cinzia, da Massa dove vive, si è appellata alla Regione Toscana per chiedere che i genitori delle persone con disabilità siano inseriti tra le priorità nell’elenco delle vaccinazioni. Appello che già aveva lanciato la Consulta provinciale disabilità, ottenendo impegni e promesse.
Ma ieri mattina una risposta concreta è arrivata da Giovanni, 91 anni, di Carrara. "Ho la prenotazione per giovedì. Non so ancora l’orario. Ma di una cosa sono certo: voglio che a vaccinarsi sia lei. Ho avuto una vita lunga e una famiglia numerosa. Il vaccino credo sia più utile a Cinzia che a me". Per evitare il rischio di una pubblicità non gradita aggiunge altrettanto deciso: "Niente nome, dire come mi chiamo non aggiunge niente. Date solo il mio numero di telefono alla signora e il nome del mio medico di famiglia. Se è necessario la accompagnerò. Deve essere vaccinata lei al mio posto". La risposta di Giovanni la riportiamo a Cinzia. Per un attimo trattiene il fiato: "Ho avuto un tuffo al cuore. Una emozione fortissima. Grazie".
La missione ancora non è compiuta. Bisognerà aspettare meno di una settimana per sapere se il gesto spontaneo di Giovanni inserirà un’eccezione negli algoritmi della burocrazia, se farà ripensare con un po’ più di attenzione ai tanti appelli arrivati dalle associazioni che provano a colmare la distanza tra burocrazia e fragilità. Appelli che non mancano mai di ottenere promesse, ma di rado ottengono gesti concreti. Come quello di Giovanni.