Bastia Umbra (Perugia), 25 settembre 2021 - «Gli avevo chiesto di lasciarmi due sigarette e di comprarmene un pacchetto prima di rientrare a casa. Mi ha detto Ciao ma’. Lo aspettavo per cena e invece non l’ho più rivisto". Sonia Sorbelli è la mamma di Samuele De Paoli, il 22enne di Bastia Umbria trovato morto, nudo, in un campo a Sant’Andrea delle Fratte, a Perugia, il 28 aprile scorso. Le si illuminano gli occhi quando ne parla: "Eravamo uguali", dice. Mamma Sonia (assistita dagli avvocati Walter Biscotti e Brenda Ercolani) non si dà pace: la ricostruzione dei fatti così come è emersa finora non le torna. E assicura: "Non mi fermerò finché non avrò la verità".

Il 22enne, spiega l’autopsia, è morto per arresto cardiocircolatorio dovuto a un riflesso vagale: sarebbe stata sufficiente la pressione del pollice sulla carotide a provocare la morte del giovane, nel giro di pochi istanti. Una “reazione“ tragica che, secondo i medici legali, sarebbe stata in qualche modo favorita dall’assunzione di cocaina. Per il decesso di Samuele è indagata con l’accusa di omicidio preterintenzionale Patrizia, al secolo Pinheiro Reis Duarte Hudson, 43 anni, transessuale brasiliana, che per difendersi dall’aggressione del 22enne gli avrebbe afferrato il collo, provocandone il decesso.
 

Sonia, cosa c’è che non la convince nella ricostruzione degli investigatori?
"Tanti aspetti, ma non sono io a condurre le indagini. Alcune cose, però, non me le spiego. Mi chiedo come sia possibile che la Scientifica non abbia ancora iniziato le indagini genetiche e biologiche e perché il telefono di mio figlio non sia stato esaminato: ce lo hanno restituito due mesi fa, intatto. Mi chiedo se sia stata fatta chiarezza sulle tre versioni date agli inquirenti dalla signora Patrizia. E mi chiedo come mio figlio, mancino, possa aver colpito la signora Patrizia alla guancia sinistra. Aspettiamo poi con ansia di vedere i filmati delle telecamere della zona. Credo nella giustizia e ho fiducia che la polizia stia lavorando per capire come sono andate veramente le cose. Samuele non me lo ridarà nessuno, ma credo che io e la mia famiglia abbiamo diritto alla verità".
 

Signora Sonia, a cinque mesi dalla morte di Samuele vuole lanciare un appello?
"Sì, perché la ricostruzione fatta finora di quelle tragiche ore mi lascia molti dubbi. Chiedo a chi sa qualcosa di parlare. E sono convinta che ci sia qualcuno che non ha raccontato tutto quello che sa, magari per paura. Non mi permetto di giudicare nessuno, ma credo che sia giusto, anche per Samuele, che venga a galla tutta la verità. Tutta, come non penso sia avvenuto finora".
 

Cosa le manca più di Samuele?
"E’ come se mi avessero strappato un pezzo di cuore, le costole, un braccio. Mi manca tutto, soprattutto il bravo ragazzo che era. Ci sono i suoi amici a ricordarmelo: mi chiamano e vengono a trovarmi, chiacchieriamo per ore. Poi però guardo le foto e scoppio a piangere".