Migranti, sempre più emergenza. La politica chiede più fondi “per un’integrazione dignitosa”

Livorno vicino alla soglia psicologica dei mille migranti in un anno. Domani lo sbarco a Marina di Carrara. Giani ribadisce il "no al Cpr". Il sindaco Salvetti: "La strada del governo non è quella giusta"

La nave Ocean Viking a Livorno (Foto Novi)

La nave Ocean Viking a Livorno (Foto Novi)

Livorno, 3 febbraio 2024 – A Livorno decimo sbarco di migranti in un anno. "Il porto sicuro assegnato è Livorno, a 1.167 chilometri di distanza dalla Ocean Viking. Il meteo è in peggioramento. Un gommone come quello appena soccorso da Sos Méditerranée non avrebbe avuto alcuna possibilità di rimanere a galla: la politica dei porti lontani svuota l’area di risorse vitali", lamentava l’Organizzazione non governativa il 29 gennaio, terminato l’intervento in acque Sar libiche. Sul tema migranti, volendo, queste poche parole riassumono anni di contenzioso (tuttora aperto) tra le organizzazioni umanitarie e il Viminale. Specie dopo il giro di vite dato dal decreto Piantedosi con l’automatismo del fermo delle navi in caso di deviazioni per salvataggi plurimi.

Parole che richiamano il concetto di porto sicuro, le tratte di navigazione estenuanti per salvati e salvatori, l’incognita del mare, il pericolo che corre chi sta a bordo di gommoni sgonfi o di barchette rattoppate. Ma più forte di tutto, è il richiamo alla lotta per la vita di chi si salva da guerre e crisi, per poi rischiare di perderla in mare. Da più di un anno i porti della Toscana sono diventati "sicuri". Cifra tonda a Livorno: dieci sbarchi dal dicembre 2022. Alla banchina 56 della Stazione Marittima hanno gettato l’ancora, d’estate o d’inverno, la Life Support, Sea-Eye 4, Sos Humanity, Open Arms e Geo Barents. La nave di Emergency, per dire, è stata la prima a ‘siglare una tripletta’.

Foto Novi

La Ocean Viking ha fatto a stretto giro il bis: due sbarchi in 40 giorni, per poco meno di 100 migranti scortati nella città dei 4 Mori tra il 18 dicembre e ieri. Dal Sudan, Ghana, Eritrea e Etiopia, altri 71 migranti, di cui 9 minori non accompagnati e una donna incinta. La conta aumenta, la soglia (psicologica) dei mille sbarchi solo su Livorno s’avvicina. Domani, altro giro, altra corsa. Nel porto di Marina di Carrara, un giorno dopo rispetto alle previsioni iniziali, arriva la nave battente bandiera tedesca Humanity 1 carica di 64 migranti. In 72 ore, la Regione si attrezza per assorbirne altri 135. Ma l’attracco è slittato a domenica mattina, anziché oggi, su decisione delle autorità. Toccata la terraferma, la catena dei soccorsi fa il suo dovere, le prefetture si occupano dei ricollocamenti, i centri d’accoglienza spalancano le loro porte, al netto delle rispettive capienze.

Non i Cpr, vista l’immutata contrarietà del governatore Giani: "Non darò l’ok a nessun Cpr in Toscana". Ma la ’S’ di Cas sta per ’straordinari’. Quindi la domanda sorge spontanea: se e quanto ancora il sistema toscano può reggere? Categorico, l’imperativo del sindaco di Livorno Luca Salvetti: "Sul fronte accoglienza, la Toscana rischia di andare in confusione – la sua risposta – La Toscana regge dal punto di vista dei porti: Livorno e Marina di Carrara si sono ormai strutturati. In meno di due ore partono e si concludono le operazioni grazie alla catena di soccorso tra i comuni, protezione civile, prefettura, volontari, Asl. Il sistema è oliato. A me preoccupa quel che accade a sbarco effettuato. Solo a Livorno, 10 navi in 13 mesi. Quasi mille migranti accolti nel nostro porto sicuro. Questo ci è stato chiesto, questo abbiamo fatto, mostrando la massima efficienza, civiltà e solidarietà".

“Detto ciò, sollevo due interrogativi. Il primo: ha senso la logica dell’affidamento a porti lontani di persone costrette a lunghissimi spostamenti? – dice Salvetti – Il secondo: l’onda lunga della migrazione non sembra finire, anzi, è raddoppiata. Possibile che non esista una politica organica di gestione non soltanto degli sbarchi, ma di ciò che accade dopo? Perché è evidente l’assottigliamento dei fondi da destinare ai migranti a garanzia di una integrazione dignitosa nel nostro paese. Altrimenti, il rischio che si corre è la loro consegna in mano alle organizzazioni criminose. Questa non è la strada giusta".