Allarme mafie in Toscana
Allarme mafie in Toscana

Firenze, 23 settembre 2021 - Era stato previsto e sta accadendo: la crisi di liquidità e la pioggia di soldi che lo Stato ha erogato a causa della pandemia, fanno gola alle mafie. E la Toscana non fa eccezione. Qui, nella regione che negli ultimi mesi ha sentito sempre più vicini al proprio cuore i tentacoli della ’ndrangheta e della camorra, l’allarme suonava già a metà del 2020. I dati del secondo semestre dell’anno scorso sono infatti contenuti nel report che la Dia, la Direzione Investigativa Antimafia, ha consegnato al Parlamento. «Nel quadro delineato le dinamiche delittuose emerse sembrano indirizzarsi al controllo del mercato piuttosto che alla gestione del territorio.

Se è vero, infatti, che la cultura mafiosa non è riuscita a contaminare il tessuto sociale della Toscana si registra tuttavia la continua emersione di spunti investigativi che vedono la presenza di appartenenti a Cosa Nostra, ‘ndrangheta e camorra operante nella Regione", si legge nel rapporto.

La crisi covid. In Toscana "la pandemia da Coronavirus, il lockdown e le difficoltà vissute dalla popolazione e dalle imprese, specialmente nei settori turistico, manifatturiero, del commercio e della ristorazione, hanno evidenziato una crisi legata in gran parte alla mancanza di liquidità, che può lasciare spazio di manovra alle organizzazioni criminali" e che è "destinata a non esaurirsi nel breve medio periodo, ma a protrarsi in un arco temporale ancora di più ampia prospettiva".

Per questo, massima attenzione agli investimenti e a chi li fa (come è accaduto con l’arrivo di figure del clan Cuomo di Nocera, recentemente coinvolti in un’inchiesta della Dda fiorentina) e riflettori accesi sugli appalti. E anche a chi ha beneficiato di soldi o agevolazioni previsti dal governo per arginare i danni della pandemia. Ad esempio le imprese colpite da interdittiva antimafia. Poi ci sono i soldi. In un momento in cui scarseggiano, "chi oggi dispone di liquidità immense, come la criminalità organizzata, cerca di approfittare di questo particolare momento storico per conseguire il massimo profitto", le parole del procuratore capo Giuseppe Creazzo.

Sos Livorno. Il mercato della droga è un settore che invece non ha risentito del particolare momento mondiale e anzi, ha saputo perfino adattarsi e rimodularsi. Il porto di Livorno "sembra essere divenuto una alternativa privilegiata, di sempre crescente importanza, rispetto ad altri porti quali Gioia Tauro e Genova, a fini di importazione dal Sudamerica di stupefacenti, soprattutto cocaina", ha sottolineato il procuratore generale di Firenze, Marcello Viola. "Le attività di indagine svolte in relazione a procedimenti penali in materia di narcotraffico internazionale, di cui numerosi in corso di svolgimento, hanno confermato il quadro sostanziale già delineatosi nel corso degli anni precedenti, evidenziando che la Toscana, sia per la particolare posizione geografica che per le infrastrutture presenti (in particolare il porto di Livorno, che è uno dei primi porti italiani per merci movimentate), è spesso utilizzata come porta di accesso per l’importazione di ingenti quantitativi di sostanza stupefacente da parte di gruppi criminali organizzati e costituisce un mercato assai appetibile per le organizzazioni".