Pistoia, 10 maggio 2021 - “Era una studentessa come noi. O meglio lo era stata fino a che non era nato il suo bambino, e aveva lasciato gli studi anche per mantenerlo”. Non è un lunedì qualunque a Pistoia. Il ricordo di Luana D’Orazio, la giovane operaia, appena 22enne e mamma di un bambino di cinque, morta in una fabbrica tessile a Montemurlo, entra anche nelle scuole della città.

Il sindaco ha proclamato il lutto cittadino, un minuto di silenzio a mezzogiorno, saracinesche dei negozi abbassate, ma al raccoglimento sono invitati anche gli studenti delle scuole. Lorenzo Pagnini è uno di loro. Frequenta la quinta liceo scientifico all’istituto Mantellate di Pistoia.

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“Chi di voi vuole dire qualcosa?”, chiede la professoressa Irene Vezzani. “Per chi si affaccia al mondo del lavoro come noi studenti di quinta, pensare a una ragazza quasi una coetanea che di lavoro è morta, fa male, ci scoraggia - confessa Lorenzo – La politica la seguiamo, ma a che servono proclami e norme se poi non vengono rispettati? Venire a sapere che al macchinario a cui Luana lavorava mancasse la protezione è veramente triste e deludente. Non si può rischiare mentre si lavora, in un posto che dovrebbe invece essere sereno e sicuro”.

"La tua scuola ti saluta", lo striscione appeso davanti alla scuola di Luana

Striscione per Luana

In piazza del Duomo l’atmosfera è quella di una città sospesa, come spesso accade il lunedì mattina. Ma c’è qualcosa di più. Le bandiere del Comune sono a mezz’asta. Il sindaco indossa la sua fascia tricolore e parla. Pistoia oggi è diventata un simbolo: quello di una battaglia che non può arrendersi, e insieme la promessa che c’è bisogno di un impegno quotidiano.

“E’ questo l’unico modo di ricordare Luana - spiega il primo cittadino, Alessandro Tomasi – La retorica serve a poco. Non vorrei che tutto si esaurisse in simboli e cerimonie. Quello che possiamo e dobbiamo fare è un quotidiano lavoro per impedire altre morti. Certo, quella di Luana ci ha colpito molto: per la giovane età, per il suo essere già madre. Sono aspetti che ci hanno coinvolto, che non possono lasciarci indifferenti. Ma tutte le morti sul lavoro sono tragiche. Ora è necessario concentrarsi su questo bambino per il quale stanno arrivando tanti aiuti che lo sosterranno in futuro, magari anche negli studi”. Anche sulla Sala, nel cuore del mercato cittadino quotidiano, il silenzio spezza per un minuto il viavai di gente. Ha scelto di farlo Assunta Poli, dello storico negozio di ortofrutta.

“Di morti sul lavoro ce ne sono sempre stati, ma quello che non si dice è che oggi la situazione è anche più grave e più colpevole. Nelle aziende la burocrazia è aumentata: le fabbriche sono piene di fogli e permessi per ogni piccola mansione, ma la verità è che i giovani sono lasciati soli, senza la tutela dei colleghi anziani. Un tempo, a quella maledetta macchina ci sarebbe stato un operaio esperto, nessuno avrebbe lasciato una Luana qualunque da sola alle prese con un lavoro così delicato, davanti a un mostro di acciaio del genere. Io penso che non basti firmare un foglio per dire di aver svolto un apprendistato, le cose bisogna saperle fare e la pratica si acquisisce col tempo”.

Già, il tempo, perché è proprio quello che è mancato a Luana. Tempo per imparare un mestiere che comunque, come lei diceva alla mamma, la rendeva libera, tempo per sognarne un altro, magari nel cinema, di cui aveva avuto solo un piccolo e generoso assaggio, come comparsa nel film di Pieraccioni. Tempo soprattutto per sé e per suo figlio. Un tempo, quello della vita, che a 22 anni non dovrebbe mai interrompersi. Martina Vacca