Assemblea di apertura di Popoli Fratelli Terra Futura
Assemblea di apertura di Popoli Fratelli Terra Futura

Roma, 6 ottobre 2021 - Popoli fratelli, terra futura. La costruzione di un'ecologia dei rapporti umani e la cura dell'ambiente, come due luci che viaggiano insieme ed escono dal prisma oscuro del Covid che ha filtrato questi anni, perfino la cecità con cui si vorrebbe non vedere, tornare come prima, o, per richiamare le parole di Papa Francesco, proseguire “imperterriti pensando di rimanere sempre sani in un mondo malato”, come un'istigazione alla distrazione di massa. Ma non passa.

C'è una "vaccinazione", trasmessa di persona in persona, che risveglia, che riporta in presenza, che fa uscire dalle “tane zoom”, come ha sintetizzato efficacemente Pinchas Goldschmidt, presidente della Conferenza dei Rabbini europei all'incontro 'Popoli fratelli, terra futura' promosso dalla Comunità di Sant'Egidio il 6 e 7 ottobre a Roma. Presenze da quaranta paesi del mondo, a concretizzare come in un'icona l' “insieme” invocato dal patriarca Bartolomeo I, patriarca di Costantinopoli. Il mondo del post Covid dovrà essere “insieme”.

Sì, spiega Marco Impagliazzo, presidente di Sant'Egidio, c'è da cogliere la “buona onda”, il momento opportuno, nonostante la tempesta: “Lo dobbiamo ai più poveri, ai più vulnerabili, ai piccoli che soffrono. I poveri sono gli invisibili che oggi partecipano in maniera tutta speciale alla nostra assemblea: sono coloro che più aspirano alla pace e al bene e li invocano nel loro silenzioso grido che gli altri uomini non ascoltano”.

Il mondo non tornerà ad essere come prima, ma potrà essere migliore. Non è detto che la scoperta di essere vulnerabili non renda più forti. Justin Welby, arcivescovo di Canterbury, utilizza un'immagine efficace: la pandemia “ha lacerato la carta che copriva le crepe della nostra società”.

A Roma i leader religiosi esplorano le strade per sanare il tessuto lacerato, offrire una “vaccinazione” di sensibilità e fraternità, di richiamo al destino comune di tutti. Giovedì mattina quattro confronti, il pomeriggio nella piazza del Colosseo il messaggio di pace dei leader religiosi insieme a Papa Francesco, presente anche Ahmad Al-Tayyeb, con il quale ha firmato nel 2019, ad Abu Dhabi, la Dichiarazione per la fratellanza umana.

Concorde da parte di tutti l'invito a declinare la fratellanza offrendo a tutti e in particolare ai paesi più poveri il vaccino e gli strumenti per combattere la pandemia, smentendo quella capacità di avidità stigmatizzata nel suo intervento, ma non solo il suo, da Welby. C'è un “potenziale della diversità” - l'espressione è di Al Nahyan, ministro della tolleranza e della convivenza degli Emirati Arabi Uniti – e si misura con percorrere strade alternative agli egoismi nazionali e individuali. E' uno dei punti richiamati dalla ministro Lamorgese nel suo saluto, volto a sottolineare l'importanza dei corridoi umanitari per salvare i migranti e a fermare alcuni effetti disgregativi portati alle società dalla pandemia: “Anche se il virus resta un nemico temibile capace di mietere ancora vittime, il mondo ha compreso che, grazie anche all’apporto dei farmaci immunizzanti, si può finalmente guardare con speranza e fiducia al futuro. Nessuno dovrà essere trascurato in questa nuova opera di salvezza che ci attende. 

L’Europa ha immediatamente colto la complessità della sfida indicando la necessità e l’urgenza che le dosi vaccinali vengano largamente messe a disposizione e somministrate alle popolazioni dei Paesi dell’Africa e dell’Asia, gravemente funestate dal Covid”. Fa eco loro Al Duwaini, vicario del grande imam di Al Azhar: la globalizzazione intesa come foriera di divisione tra i popoli “è solo un grande inganno”, la promozione, voluta da alcuni, dello scontro di civiltà “è una grande menzogna”. "Insieme" è la risposta.