Firenze, 1 ottobre 2021 - Urla, qualche spintone e tantissima rabbia sfociata anche in lacrime. Alcuni operai della Gkn, finito il tavolo convocato a Campi Bisenzio nel piazzale fuori dal Comune, hanno pianto, abbracciandosi tra di loro. Una trentina in tutto, perché sotto il municipio non era previsto nessun presidio degli operai, né del Collettivo di fabbrica.

Verso le 10.30 quando sono arrivati i vertici della società controllata dal gruppo londinese Melrose, alcuni operai si sono rivolti all'amministratore delegato di Gkn, Andrea Ghezzi, oggi amministratore liquidatore. "Finalmente hai il coraggio di vederci negli occhi", gli hanno detto tra le tante mentre l'ad, circondato dai giornalisti e accompagnato dai legali della Gkn, è entrato in Comune senza rilasciare dichiarazioni. Una tensione salita alla fine del tavolo, verso mezzogiorno e mezzo, quando i rappresentanti della società sono stati scortati dalle forze dell'ordine per risalire su un Ncc e andarsene. E' lì che la rabbia degli operai ha toccato il culmine: pochi minuti, con diversi agenti che alla fine hanno provato a rincuorare i lavoratori. Poi, in molti, si sono sciolti in un lungo e fraterno pianto.

L'appello di Calosi

"Ora sta alla politica e alle istituzioni". E' questo l'appello lanciato da Daniele Calosi, segretario della Fiom Cgil di Firenze e Prato, al termine del tavolo. "Se oggi siamo qui lo dobbiamo solamente ai lavoratori e al sindacato che ha fatto il ricorso. Ora aspettiamo le risposte dalla politica in occasione dell'incontro del 7" al Mise. E aggiunge, deciso: "Il ministero e la politica non possono pensare di cavarsela così. Perché più di questo noi non possiamo fare".

In questo senso "hanno tutto il tempo di bloccare per decreto la vicenda Gkn iniziando anche ad analizzare la proposta di legge fatta dai lavoratori su quei cancelli". Calosi ne ha per tutti, compresa l'azienda: "L'impresa? Non ha risposto a nessuna delle nostre domande. Mi sembra come Greta Thunberg, solo 'bla bla bla'. Quando chiudi un'azienda e i lavoratori presenti al tavolo chiedono 'quel pezzo oggi dove lo fai' e l'amministratore delegato, anzi il liquidatore, non è in grado di dirtelo, credo sia grave. Perché che un ad non sappia da dove vengano forniti i pezzi che fino al 7 luglio erano prodotti a Campi Bisenzio, dimostra il basso livello d'informativa previsto dal contratto. E' un livello che viene spento nel momento in cui mancano le risposte dell'impresa".