Firenze, 23 settembre 2021 - Vertenza Gkn, è mobilitazione continua al grido "il governo intervenga e mantenga le promesse". Si ripone fiducia nel decreto legge delocalizzazione Todde-Orlando, ma il percorso parlamentare è in salita anche perché tra le forze di maggioranza non c’è grande intesa sulla prima bozza scritta dal ministro del Lavoro e dalla viceministra dello Sviluppo economico.

Il consigliere per le crisi industriali della giunta Giani, Valerio Fabiani, ieri a "Dn" di Italia 7 ha ribadito: "Draghi deve mettere il lavoro al primo posto della sua agenda". E all’indomani della sentenza del tribunale del lavoro aveva detto a La Nazione: "Ora ciascuno faccia fino in fondo la propria parte senza perdere tempo prezioso. Intanto dotando il Paese di una norma di civiltà in grado di garantire il principio di responsabilità sociale dell’impresa, a difesa delle lavoratrici e dei lavoratori e del nostro sistema produttivo e aprendo una discussione di merito sullo stabilimento campigiano e il suo futuro liberi dal ricatto del licenziamenti".

In campo anche l’ex presidente della Toscana Enrico Rossi, l’ultimo comunista dentro il Pd: consegnerà ottomila firme con i suoi colleghi Chiti e Martini proprio al premier Super Mario Draghi. "Noi useremo le oltre ottomila firme, frutto dell’appello online che ho promesso insieme ai miei predecessori Martini e Chiti, e le consegneremo al premier Draghi dando così con i cittadini firmatari un piccolo contributo alla lotta degli operai e delle operai Gkn". E spiega su facebook: "Questa sentenza chiama in causa anche la politica affinché predisponga con urgenza una seria legge contro le delocalizzazione, che colpisca le chiusure a fini speculativi. L’appello dei sindacati e dei lavoratori a Draghi è giustissimo, coglie il punto politico".

Il problema è che la politica sembra ancora, se non proprio assente, quanto meno divisa sul dl delocalizzazioni che potrebbe incidere sulla vertenza Gkn. I lavoratori hanno rimandato al mittente le parole del ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti ("Se c’è un compratore della Gkn, lo Stato c’è" ha detto al Tirreno): "Mentre Giorgetti non perde l’ennesima occasione per straparlare di compratori privati futuri, senza alcuna indicazione chiara, noi confermiamo di poter far ripartire la fabbrica più e meglio di prima" si legge sulla pagina Facebook del Collettivo di fabbrica.

Proprio Giorgetti è stato sempre tiepido nei confronti del decreto delocalizzazioni sottolineando più volte che le norme non possono orientare in un senso o in un altro il mercato. Anche il sottosegretario del Mise Gilberto Pichetto Fratin (Forza Italia) ieri ha messo le mani avanti: "Noi abbiamo un decimo della capacità attrattiva della Francia - ha detto ad Agorà su Rai tre - e dobbiamo comunque renderci attrenti. Ci sarà un incontro su Gkn promosso dai ministeri. Non possiamo liquidare la questione in delocalizzazione sì o no, c’è un quadro più ampio su tassazione e costo del lavoro che riguarda l’Unione Europea". E il deputato dei Cinque Stelle Michele Gubitosa ha aggiunto: "Adesso attendiamo questo decreto sulle delocalizzazioni, ma solo le sanzioni non risolvono il problema, le multinazionali pagano e se ne vanno. Va risolto il problema a livello europeo, è lì che si gioca tutto".
 

Ma non c’è molto tempo da perdere: il decreto Orlando-Todde è ancora a livello di bozza. In Parlamento ancora nessuno lo ha visto (in aula e in commissione). Fonti vicino alla viceministra Alessandra Todde sottolineano che "siamo in una fase di mediazione politica". Molti chiedono a Giani e a Fabiani di fare pressione sul proprio partito il Pd per dare spinta al decreto. Ieri a Sky Tg24 Federico D’Incà, ministro per i Rapporti con il Parlamento ha aperto uno spiraglio: "Credo che i passaggi delle prossime settimane saranno quelli che portano ad un processo legislativo, e quindi ad un risultato finale che vada incontro alle richieste che il mercato del lavoro ed il Paese chiede".