Astori con la compagna Francesca Fioretti
Astori con la compagna Francesca Fioretti

Firenze, 20 marzo 2019 - "Gli amici mi domandano: 'Ma il 4 marzo hai dormito?'. E io penso che per me è il 4 marzo ogni giorno. Quattro marzo quando mangio, 4 marzo quando vado a dormire, 4 marzo quando compro un biglietto di treno, organizzo un viaggio e penso che accanto a me Davide non ci sarà piu'". Era la mattina del 4 marzo 2018 quando Francesca Fioretti seppe che il suo compagno Davide Astori, capitano della Fiorentina, era morto nel sonno mentre si preparava a giocare in trasferta a Udine.

Nell'intervista rilasciata a 'Vanity Fair', Francesca Fioretti racconta come stia ricostruendo una vita per sé e per Vittoria, la bambina che ha avuto dal giocatore della Fiorentina.

"Ognuno attraversa il dolore a modo proprio. All'inizio, avevo paura di tutto. Per molti mesi non ho acceso la tv né ho dormito nella nostra stanza. Mi facevo accompagnare in bagno per lavarmi i denti, temevo di non essere più in grado di gestire mia figlia, ero terrorizzata dall'idea di volerle meno bene".

Francesca racconta di come sia stata aiutata da una psicologa infantile: "Ci sono andata subito, il giorno dopo la morte di Davide. Ero in confusione totale. Lei mi ha aiutato a capire che il 4 marzo era finita un'intera esistenza, e che avrei dovuto cominciarne una completamente nuova". In questa nuova esistenza c'e' anche spazio per il suo lavoro di attrice: sta per debuttare al teatro Delfino di Milano, il 21 marzo, con Lungs di Duncan Macmillan: la storia di una coppia che invecchia insieme, come a lei e a Davide non è stato concesso. All'inizio, quando gliel'hanno proposto, ha detto no.

"Pensavo che dopo la morte di Davide non sarei stata in grado di sostenere la parte". Poi ha cambiato idea. "Perché in un momento della vita in cui mi e' impossibile astrarmi, li' sopra, come per miracolo, ci riesco. Il teatro e' stata una salvezza".

A 'Vanity Fair' Francesca ha voluto parlare, più che per sé, per tutte le donne che vengono ancora considerate compagne di serie B. "Sono sicura che se fossi stata la moglie di Davide, in un Paese in cui le coppie di fatto sono trattate come abusive, le cose sarebbero andate diversamente e non mi avrebbero mancato di rispetto. Mi sono accadute cose kafkiane. A poche ore dalla sua morte, sono state bloccate le carte di credito in comune, con le quali sostenevamo le spese familiari, e ho scoperto che per i prossimi 15 anni sarei stata seguita da un giudice tutelare". 

"Io sono stata veramente fortunata, ho incontrato una donna saggia e illuminata. Ma se penso che altre donne rischiano di trovarsi a stretto contatto con una burocrazia complessa, mi vengono i brividi. Ho sempre lavorato e guadagnato, ma penso ai tanti che si trovano nella mia situazione e ai quali non e' riconosciuto alcun diritto. Se la mia storia dovesse servire veramente a qualcuno, spero aiuti a cambiare la legislazione. A non distinguere tra amori di serie A e di serie B".