Onore e gloria a ‘Pennellone’, ottant’anni di vita per gli altri. “Non merito tutto questo, ho fatto solo da mangiare”

Fra i personaggi insigniti dal presidente anche il volontario dell’Humanitas di Scandicci Dario si è buttato senza paura nel disastro dell’alluvione di novembre. «E’ un esempio per tutti»

Firenze, 25 febbraio 2024 – «Quando mi hanno chiamato per annunciarmi questa onorificenza, ho risposto che non la meritavo. Alla fine, per gli sfollati, ho fatto solo da mangiare". E forse è proprio per questo, per la modestia dell’uomo nel nascondere il suo grande cuore solidale, che il Presidente Sergio Mattarella ha nominato commendatore Dario Cherici, 80 anni, volontario dell’Humanitas di Scandicci e delle Pubbliche assistenze toscane da 50.

"Per la sua lunga attività di volontario che lo ha portato anche a operare per le popolazioni colpite da calamità naturali quale è stata l’alluvione nella provincia di Prato": questa la motivazione. Dario, ‘Pennellone’ come lo chiamano i volontari di tutta Italia, è un’istituzione. Ha cominciato ad aiutare il prossimo nel ’74 e non ha mai smesso.

«Sono onorato ed emozionato – racconta – vedrò da vicino il Presidente; questo riconoscimento è importante, ma io sono orgoglioso di quel che ho fatto da sempre. Finché posso camminare, vado avanti, non mi arrendo. Lo faccio per chi ha bisogno d’aiuto, ma anche per i giovani: essere un punto di riferimento mi rende orgoglioso".

«Dario – ha detto il presidente di Anpas Toscana, Dimitri Bettini - è un esempio per i giovani. Dedizione, voglia di aiutare il prossimo e di superare i limiti legati all’età con un encomiabile slancio altruistico. Sia chiaro, non smetteremo di chiamarlo ‘Pennellone’, un segno d’affetto". E in effetti quando ‘Pennellone’ arriva nei campi di protezione civile sono in tantissimi a fermarlo.

Lo scherzo di sempre è quello di fargli sparire il sacco a pelo. Lui fa finta di arrabbiarsi; poi finge di cercarlo perché sa che ormai è un rito. "È un modo per sdrammatizzare il dolore e la tensione che i volontari affrontano durante un’emergenza – racconta – Per un attimo si dimentica tutto, si ride, siamo ancora più uniti".

Lui la conosce bene quella sensazione, volontario di tante emergenze e missioni internazionali umanitarie. "Per la guerra nella ex Jugoslavia – dice - tante volte abbiamo portato aiuti a Mostar. Non potrò mai dimenticare la fame dei bambini, poi la missione Arcobaleno, in Albania, e le spedizioni attraverso il deserto dall’Algeria per aiutare il popolo Saharawi. Durante la guerra in Kosovo aiutavamo i profughi albanesi. Mi ricordo i ringraziamenti, soprattutto degli anziani". Non sono cose che si dimenticano. Gestire la cucina, l’accoglienza, è una delle attività più delicate in un’emergenza. Nelle tende, a tavola, gli sfollati e i profughi cercano un’evasione dalla realtà, tornano umani grazie all’aiuto dei volontari. Tranquilli, ci pensa Pennellone, il volontario umile che diventò commendatore.