Firenze, 14 aprile 2021 - Nel 2015 Enrico Rossi vinse la elezioni e si confermò governatore della Toscana. Nel 2021, le spese della sua campagna elettorale finiscono nel mirino della magistratura. La procura di Firenze contesta all’ex presidente toscano un falso nelle dichiarazioni, obbligatorie, al collegio di garanzia elettorale istituito, ad ogni tornata, presso la corte d’appello. Nelle attestazioni, Rossi, in concorso con il suo mandatario elettorale, il commercialista di Ponsacco Luciano Bachi, avrebbe dichiarato di aver percepito contributi per 70.275 euro (dei quali spesi poco meno di 60mila), ma non avrebbe invece palesato altri 600mila euro, raccolti dall’associazione «Eccoci».

La replica di Rossi: "Tutto alla luce del sole, sono tranquillissimo"

La presunta omissione, sostiene la procura, avrebbe fatto sì che Rossi si mantenesse ben al di sotto dei tetti di spesa previsti per ogni competizione elettorale: in questo caso, fissati a 125mila euro. L’inchiesta, oggi chiusa e prossima ad approdare dinanzi al giudice (il procuratore Luca Turco ha chiesto il rinvio a giudizio di Rossi e Bachi: udienza il 20 maggio) nasce da un’altra inchiesta aperta a Pisa nel 2017 e sfociata in un processo (in corso) che vede imputato per corruzione il braccio destro di Rossi, Ledo Gori. In quegli atti, un’intercettazione che faceva ipotizzare una raccolta fondi parallela destinata al candidato del 2015. Per l’avvocato di Rossi, Gaetano Viciconte, il reato ipotizzato non potrebbe essere contestato a Rossi, poiché in quanto candidato non era pubblico ufficiale. Inoltre l’eventuale violazione del tetto di spesa comporterebbe una multa e non un illecito penale.